Sei troppo giovane! gli ha detto Papa Bergoglio quando l’ha incontrato l’8 dicembre. E abbracciandolo ha scambiato con lui lo zucchetto. Ora fra Francesco Trebisonda lo conserva come una reliquia. Ha solo 30 anni, veste il saio nero dei frati Minimi di S. Francesco da Paola e solo da qualche mese gli è stata affidata l’antica basilica di Sant'Andrea delle Fratte, a due passi da piazza di Spagna. È il parroco più giovane di Roma e tutti glielo ricordano sempre, con qualche ironia. Lui ha una grande passione per la musica, quella sacra in particolare, si dedica al canto e suona vari strumenti, dall'organo alla chitarra. Francesco racconta, ancora emozionato, è venuto qui dietro a piazza Mignanelli per portare la corona di fiori all’Immacolata e cosi l’ho conosciuto. Sa bene che la nostra chiesa è molto frequentata come santuario mariano, dove avvengono tante conversioni fin dall’apparizione della madonna all’ebreo ateo Alfonso Ratisbonne, a metà 800. «Per questo qui siamo sette frati, tutti disponibili dall’alba alla sera per le confessioni, in 4 lingue diverse italiano, inglese, francese, spagnolo. Capitano giorni in cui ne facciamo anche qualche centinaia, come appunto alla festa dell’Immacolata, il primo venerdì del mese che è il giorno più affollato e anche il 27 novembre, quando ricordiamo il miracolo e vengono tanti fedeli anche da altre regioni. La gente vuole essere ascoltata, più che sentire prediche e noi facciamo questo, spieghiamo che cosa vuol dire pentirsi davvero e non solo per scrupolo di coscienza, cambiare vita. Convertirsi». Dalla ricca chiesa barocca che si apre dietro la canonica arrivano i canti e le litanie della cerimonia per l’adorazione eucaristica e padre Francesco, che si chiama come il suo santo e come il suo Papa, ne sente il richiamo irresistibile. Interrompe l’intervista per unirsi al coro e lo farà diverse volte. Questo racconta il parroco al suo ritorno: «è più un santuario che una parrocchia, ci sono 1000 residenti anche meno e molti sono anziani. Siamo circondati da uffici, bed and breakfast, hotel, ristoranti e teatri. Ma svolgiamo una pastorale di accoglienza e il flusso dei fedeli è continuo, soprattutto in certi periodi dell'anno. Passano persone di tutti i tipi, dal contadino al ricco imprenditore, dall’impiegato al ristoratore, al disoccupato. Anche tanti turisti, perché la chiesa è piena di opere d'arte, dal famoso campanile del Borromini che svetta nei vicoli del centro storico come un richiamo alle stupende statue degli Angeli del Bernini all’interno. Molti vengono per l'Immacolata e tutti pregano per i bisogni più urgenti, le guarigioni del corpo dalla malattia e dell'anima dalle sue ansie. Noi cerchiamo di intercettarli, di aiutarli nella vera conversione del cuore, come accadde a Ratisbonne tanti anni fa». La parrocchia è su Facebook, dove si possono avere notizie sulla vita della Parrocchia, sulle mostre o sui concerti. Domani ad esempio si suonerà nella chiesa Vivaldi ed Handel, in un concerto di musica da camera per raccogliere fondi che serviranno alla costruzione di una scuola di musica a Kampot in Cambogia. Il più grande desiderio di padre Francesco è quello di riavere una chiesa pulita, in tutti e due i sensi, di anime belle che vivano un cristianesimo autentico, delle origini ma pure una chiesa liberata soprattutto dall’ annerimento del soffitto e delle pareti causato dai ceri che i pellegrini in tempi non molto remoti accendevano a migliaia, per devozione. Ora ci sono le fiammelle elettriche ma il danno è fatto.
Un santuario nel cuore di Roma
Concerti di musica per beneficenza e «pienone» per l’Immacolata
