Sfruttavano giovani donne che riducevano in schiavitù grazie anche a pratiche esoteriche e riti vodoo. È quanto scoperto dai Carabinieri del Ros che questa mattina a Roma hanno eseguito 34 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti nigeriani che gestivano una tratta di donne da avviare alla prostituzione in Italia e non solo. Un giro d'affari milionario che coinvolgeva circa 250 ragazze. Le giovani donne, tutte maggiorenni tra i 18 e i 21 anni, dalla Nigeria arrivavano nel Togo per essere testate dalle madame, donne appartenenti all'organizzazione criminale che si occupavano di verificare se le ragazze potevano sopportare i ritmi della prostituzione in strada. A questo proposito, infatti, subivano continue e ripetute violenze sessuali proprio per mettere alla prova la loro resistenza fisica. Le vittime del traffico, inoltre, venivano vendute al prezzo di 12mila euro dalle famiglie di appartenenza che ricevevano il denaro dall'organizzazione criminale. Una volta in Italia però alle donne veniva detto che se avessero estinto il debito di 70mila euro avrebbero riguadagnato la libertà. In realtà tutto questo non accadeva mai perchè le donne non potevano staccarsi dall'organizzazione che le teneva in pugno sotto ricatto, ma venivano comunque costrette a lavorare ancora per l'organizzazione diventando a loro volta delle madame. A Roma i quartieri interessati allo sfruttamento, e nei quali questa mattina sono stati arrestati i nigeriani, sono quelli di Tor Bella Monaca e Casilino. In questi posti i militari hanno sequestrato appartamenti, denaro e auto. I provvedimenti scaturiscono da un'attività investigativa avviata nel giugno 2010 nei confronti del sodalizio criminale transnazionale di matrice nigeriana, attivo nella Capitale e in altre aree d'Italia, dedito appunto alla tratta di giovani donne da destinare allo sfruttamento sessuale e al traffico di stupefacenti. Il sodalizio, compartimento in cellule, è risultato essere promanazione di una più ampia organizzazione criminale di culto etnico (Cults, da cui il nome dell'operazione), radicata in Nigeria e diffusa in diversi Paesi europei ed extraeuropei. Le investigazioni, condotte sotto la direzione della Procura distrettuale antimafia di Roma, hanno documentato l'intera filiera della tratta. La componente estera del sodalizio, operante in Togo e deputata al reclutamento delle donne, è stata individuata grazie alla cooperazione instaurata con la Gendarmeria nazionale togolese che ha proceduto all'arresto, in quel Paese, di due cittadini nigeriani e alla contestuale liberazione di alcune donne già ridotte in schiavitù. L'attività investigativa ha documentato i vasti interessi dell'organizzazione nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti, accertando l'importazione con corrieri a pioggia di cocaina, distribuita nella Capitale e in altre città italiane, nonché di traffici di marijuana, approvvigionata da un gruppo criminale albanese, anch'esso colpito da provvedimento cautelare. Inoltre, sono state ricostruite le diverse modalità di trasferimento del denaro, attuate in ambito nazionale attraverso accrediti su carte prepagate postepay e, verso la Nigeria ed il Togo, tramite agenzie di money transfer o con il sistema cosiddetto euro to euro. L'indagine ha evidenziato l'adozione, da parte del sodalizio indagato, di modalità tipicamente mafiose, con violenze e minacce diffuse in ambito intraetnico, funzionali a mantenere il controllo del territorio e delle attività illecite. In tale quadro sono stati documentati violenti scontri nei quartieri di Tor Bella Monaca e Casilino per il controllo dello sfruttamento della prostituzione, tra il gruppo indagato, denominato "Eyè", e quello contrapposto ed emergente degli "Ayè", costituitosi per scissione dal primo. Le indagini su tali aspetti, sviluppate autonomamente dal gruppo Carabinieri di Frascati, sono poi confluite nella medesima ordinanza di custodia cautelare. In conclusione, l'indagine ha confermato il livello criminale raggiunto dai sodalizi nigeriani, caratterizzati ormai da tempo da un'organizzazione interna strutturata ed efficiente, in grado di gestire con modalità tipicamente mafiose diversificate attività illecite, in particolare nei remunerativi settori del narcotraffico e della tratta e dello sfruttamento degli esseri umani, nonché il riciclaggio degli ingentissimi proventi.
Schiavizzavano nigeriane attraverso pratiche vodoo
L'organizzazione, denominata "Eyè", gestiva una tratta di donne da avviare alla prostituzione in Italia e non solo
