Roma Capitale

Licenze, ecco la «toppa» del Comune

Dopo la bocciatura del Tar adesso la Conferenza dei servizi dovrà riunirsi per ogni richiesta

Si procederà caso per caso, convocando ogni volta una conferenza dei servizi che valuterà la richiesta di apertura di nuovi locali di somministrazione nelle zone ad oggi vietate dal regolamento comunale 35/2010. Almeno fino a quando il Consiglio di Stato non si pronuncerà, a giugno prossimo, a favore o contro quel regolamento. Il I Municipio agirà così dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di un esercente che aveva chiesto l’apertura di un locale in via di Monserrato, una delle 55 strade e quartieri dove da tre anni non è più possibile aprire un bar o un ristorante, delle zone Trastevere, Testaccio, San Lorenzo, Borgo, Monti e Celio e dei Rioni Ponte, Regola, Parione, Campo Marzio, Trevi, Campitelli, Sant’Eustachio, Colonna e Pigna. Tutte aree considerate «di particolare pregio architettonico». L’intenzione dell’Amministrazione è continuare a dire di «no» a nuove aperture nelle zone off limits del centro, nonostante quella sentenza. Ha infatti rigettato una nuova richiesta di apertura del medesimo locale di via di Monserrato e il Tar ha respinto il nuovo ricorso dell’esercente, accogliendo le motivazioni aggiuntive fornite dal Municipio sul perché si dovesse impedire la nascita di ulteriori locali nel Rione Regola. Nel merito, però, non cambia nulla. La parola «fine» alla querelle la potrà mettere soltanto il Consiglio di Stato l’estate prossima. Resta infatti discutibile l’impianto generale del provvedimento 35 che non fa una distinzione tra zona e zona e soprattutto non si è adeguato al decreto Salva Italia del mese di marzo 2012 che liberalizza il settore del commercio, in applicazione delle normative comunitarie. «Tuttavia - dicono dal I Municipio - nel decreto è prevista la tutela delle zone di particolare pregio architettonico e artistico e infatti, fornita altra documentazione sul caso del locale di via di Monserrato, il Tar ci ha concesso la sospensiva». Nel frattempo, dicono dal I Municipio, pare non siano arrivate altre domande di aperture e se dovessero arrivare si procederà convocando una nuova conferenza di servizi, fatto che allunga inevitabilmente i tempi di risposta e «costringe» l’amministrazione di via Petroselli a valutare caso per caso senza poter rimandare all’impianto generale del regolamento come aveva fatto fino ad oggi. Riscrivere, invece, un altro regolamento «corretto» sulla base dei rilievi avanzati dal Tar nella prima sentenza di accoglimento del ricorso dell'esercente? Per ora si preferisce la situazione di stand-by fino al pronunciamento nel merito del Consiglio di Stato. In Municipio prevale l’ottimismo ma l'impianto generale del regolamento ancora in vigore è a rischio. Il Tar aveva sottolineato come si dovesse tenere in considerazione non soltanto l'interesse pubblico della tutela delle aree di particolare pregio artistico e architettonico, ma anche quello privato del singolo imprenditore la cui libertà d'impresa può essere limitata solo in ultima istanza. Vale a dire che l’amministrazione deve dimostrare di averle provate tutte per salvaguardare le zone del centro storico che considera a rischio degrado, prima di negare la possibilità di aprire nuovi locali. Il nocciolo della questione sta proprio qui: trovare un bilanciamento tra opposti interessi senza rischiare di pendere dall’una o dall’altra parte.

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