Roma Capitale

Fegatelli e De Filippis restano ai domiciliari Cerroni è il burattinaio

I dirigenti regionali Luca Fegatelli e Raniero De Filippis chiedono la revoca degli arresti domiciliari. L’istanza, nel procedimento sul «sistema rifiuti», è stata avanzata ieri mattina nel corso...

I dirigenti regionali Luca Fegatelli e Raniero De Filippis chiedono la revoca degli arresti domiciliari. L’istanza, nel procedimento sul «sistema rifiuti», è stata avanzata ieri mattina nel corso dell’udienza dinanzi al Tribunale del Riesame di Roma. No secco dal sostituto procuratore Alberto Galanti, che anzi ha depositato una memoria di 500 pagine per chiedere la conferma degli arresti, disposti il 9 gennaio scorso dal giudice per le indagini preliminari, Massimo Battistini. Hanno rinunciato a impugnare l’arresto, invece, il «Supremo» Manlio Cerroni, il suo fedelissimo ed ex presidente della Regione, Bruno Landi, oltre a Francesco Rando, Piero Giovi e Giuseppe Sicignano. Nei loro confronti sono ipotizzati, a vario titolo e secondo le singole posizioni, i reati di associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, frode nelle pubbliche forniture, truffa, abuso d'ufficio, falsità ideologica e materiale e violazione penale del Testo unico sull'edilizia. L’indagine, condotta dai carabinieri per la Tutela dell'ambiente, ha fatto emergere un vero e proprio sistema illecito nella gestione dei rifiuti nel Lazio, nelle mani di Cerroni. «È quasi superfluo – scrive il gip – definire i fatti», che sarebbero «di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività». È Cerroni il vero dominus, «esercita un rilevantissimo potere di controllo in seno alla Pubblica amministrazione». Attraverso i collegamenti con gli ormai scomparsi Mario Di Carlo, ex assessore regionale con Marrazzo, e Arcangelo Spagnoli, responsabile unico, riesce ad avere un occhio di riguardo per l'impianto raccolta rifiuti e il termovalorizzatore di Albano Laziale, per la realizzazione di un invaso destinato alla discarica di Monti dell’Ortaccio e per la gestione, in monopolio, dei rifiuti dei comuni di Anzio e Nettuno. Nel fascicolo risulta indagato l’ex governatore della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Per la Procura, avrebbe avuto un ruolo nella vicenda che riguarda il termovalorizzatore di Albano Laziale. In particolare, emette un’ordinanza che nel 2008 avrebbe consentito a Cerroni di beneficiare dei finanziamenti Cip6 e avviare il progetto anche se la programmazione regionale non lo prevedeva in quella zona. «L'ordinanza presidenziale è stata partorita sotto dettatura da parte dei destinatari del provvedimento», scrive il gip. Inoltre, «la circostanza più incredibile è che Marrazzo firma l'ordinanza come se fosse ancora il Commissario delegato, laddove il suo incaricato era cessato il 30 giugno 2006». Il dato più grave, per la Procura, è che «l'ex presidente non poteva non essere a conoscenza del fatto che i suoi poteri erano cessati da mesi». Una zona grigia, inoltre, è estesa anche sul ruolo del prefetto Goffredo Sottile, nominato commissario delegato per il superamento dell'emergenza ambientale dichiarata il 22 luglio 2011 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Sottile, sulla base degli atti, non risulta indagato, ma sotto inchiesta c'è l'autorizzazione ambientale integrata che il prefetto rilascia il 27 dicembre 2012 per trasferire la discarica da Malagrotta a Monti dell’Ortaccio, sempre di Cerroni. «I contenuti di quest’atto – scrive il gip nell’ordinanza – sono ora al vaglio di questa Autorità giudiziaria».

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