Nella chiesa di Santa Prisca è forse racchiusa tutta la plurimillenaria storia di Roma, dall’era imperiale dei primi secoli dopo Cristo, dove veniva tollerato il culto del dio Mitra e perseguitato il Cristianesimo, all’epoca dei Papi in cui la Chiesa esercitava il potere sia spirituale che temporale e la religione cattolica era l’unica consentita. Il Mitreo che nasconde nei suoi sotterranei, riaffiorato grazie agli scavi dei padri Agostiniani negli anni 30, è una testimonianza, rimasta pressoché intatta, di quello che sarebbe potuto diventare il culto predominante della civiltà moderna se il cristianesimo non avesse avuto l'espansione che tutti conosciamo. E la storia della Santa Prisca è scandita dagli stessi livelli da cui è composta. A un livello superiore rispetto al mitreo vi è una cripta del 1200, a cui si sono aggiunti, 5 secoli più tardi, degli affreschi del Fontebuoni, raffiguranti episodi biblici tra i quali San Pietro che battezza la Martire che ha dato il nome alla chiesa. Ma queste sono testimonianze di epoche che furono. La storia di oggi racconta di una chiesa che da 80 anni è una parrocchia molto radicata nel suo territorio. Proprio lo scorso 18 gennaio ha celebrato il suo ottantesimo anniversario con la visita pastorale del vicario del Santo Padre, il Cardinal Vallini. Un incontro, definito dal parroco padre Antonio Truda, bellissimo ed emozionante: «Il Cardinal Vallini - spiega il parroco - ci ha ribadito l’importanza di andare verso le periferie, i bisognosi e la povertà». E certamente la povertà non è una prerogativa di questo territorio, situato nel cuore dell’Aventino, uno dei colli più affascinanti di Roma abitato da un ceto medio/alto e da un numero non elevatissimo di parrocchiani (circa 1.500). Eppure anche in un contesto benestante come questo, con la cooperazione di tutti, si può fare molto per i meno fortunati. La «Festa dei poveri» ne è la più concreta dimostrazione. Quest’ultima è ritenuta da padre Antonio «l’impegno più importante della parrocchia», perché, oltre a sfamare più di 200 persone, coinvolge la comunità nella sua interezza. Una volta al mese poveri, senza tetto, padri divorziati italiani e stranieri provenienti da tutta Roma, si ritrovano in quest’oasi di verde e tranquillità che è l’ampio cortile della parrocchia, per un pranzo comunitario per cui ognuno dà il suo contributo, sia in termini economici che pratici. Gli ospiti della parrocchia possono quindi godersi un pasto, preparato da un catering, comprensivo di tutte le portate. I cibi sono accuratamente scelti, selezionati e tengono conto delle esigente di ogni categoria. Nel menù ad esempio viene evitata la carne di maiale data la forte presenza di ospiti musulmani. «Molto spesso - spiega padre Antonio - i posti a sedere non sono sufficienti per tutti, ma nessuno viene mandato via senza aver avuto qualcosa da mangiare». Ed è sempre la solidarietà il comune denominatore delle attività della parrocchia che sempre grazie alla collaborazione dei ragazzi delle scuole, si adopera per mettere in pratica quelle che sono le indicazioni del Cardinal Vallini, ma soprattutto di papa Francesco: «Uscite e adoperatevi per i meno fortunati». A tal proposito ecco la vendita di prodotti agricoli sia all’interno della parrocchia che nel quartiere, i cui ricavati vanno a sostegno dei ragazzi autistici; il mercatino, organizzato con i parrocchiani della santa Maria del Popolo, dei prodotti creati dai detenuti e quello che più che un progetto è per don Antonio un vero e proprio sogno: costruire nel quartiere Testaccio, insieme alle altre parrocchie della prefettura, delle docce a disposizione dei senza tetto.
Una chiesa sopra millenni di storia
Una volta al mese la mensa della solidarietà aperta ai bisognosi
