Roma Capitale

«Troppe tasse Così non si esce dalla crisi»

Non c’è stato il tanto atteso cambio di passo per l’economia della nostra regione. La crisi continua a far tremare gli imprenditori del Lazio anche se rispetto a sei mesi fa il pessimismo, quello...

Non c’è stato il tanto atteso cambio di passo per l’economia della nostra regione. La crisi continua a far tremare gli imprenditori del Lazio anche se rispetto a sei mesi fa il pessimismo, quello vero, ha lasciato il posto ad una debole speranza. È questo il quadro dipinto ieri dalla consueta indagine semestrale della Federlazio fatta su un campione di 350 imprese. Il segnale più importante è la ripresa del mercato interno rispetto ad una leggera frenata di quello estero. Segno che sta ricominciando lo scambio di prodotti e materie prime tra le aziende italiane che, se proprio devono rischiare in un momento di forte crisi economica, preferiscono farlo sul mercato italiano. Del resto proprio questo mercato, conferma il presidente di Federlazio Maurizio Flammini, «rappresenta l’80 per cento dell’attività di un’azienda. Dunque la sua ripresa non può che essere un segnale positivo». In crescita, seppur lenta, anche il fatturato delle singole imprese che resta negativo sul semestre precedente ma recupera oltre 17 punti: miglioramento da imputare al più favorevole andamento del mercato interno. Resta invece piuttosto difficile la situazione occupazionale. Si è infatti ridotta la percentuale di imprese che ha aumentato l’occupazione, dall’8,6 al 4,3 per cento, anche se è diminuito il numero di aziende che hanno licenziato i propri dipendenti. Nell’immediato futuro i cambiamenti più importanti si attendono proprio sul mercato interno, che gli indicatori danno in ulteriore miglioramento, così come le intenzioni di investire e di aumentare il personale da parte delle singole aziende. Se però si passa ad ascoltare le preoccupazioni degli imprenditori non può non sfuggire che la paura resta. Soprattutto perché chi è titolare oggi di un’azienda continua a segnalare il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati e dell’amministrazione, un problema non di poco conto se si pensa alla forte crisi di liquidità in cui si trova un gran numero di imprenditori che non può più contare sull’aiuto delle banche, come faceva in passato. Agli imprenditori della Federlazio è stato anche chiesto un giudizio sull’evoluzione della crisi. Nelle risposte date trapela un certo pessimismo, sebbene attenuato rispetto a qualche mese fa. Il 61,5 per cento di loro dichiara di non vedere ancora alcuna via d’uscita mentre la percentuale di quelli che ritengono che il momento più buio sia passato è ferma al 21,6 per cento. Per fortuna le imprese che pensano di dover chiudere da qui all'inizio dell’estate sono diminuite rispetto al semestre scorso, a fronte di un positivo 81,2 per cento che questo rischio non lo vede proprio. Nessun dubbio, poi, sulle azioni che la regione dovrebbe mettere in campo per uscire dalla crisi. Per il 70,9 per cento del campione intervistato bisogna ridurre le tasse su impresa e lavoro, poi eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione, agevolare il credito e incentivare nuove assunzioni. «Il ruolo della politica sarà decisivo in questi mesi – spiega Flammini – per le imprese l’obiettivo principale è avere un contesto sociale ed economico in cui poter investire sulle capacità aziendali e di sviluppo».

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