Mancano da definire gli ultimi accorgimenti burocratici. Ma già alla fine del mese potrebbe aprire la casa famiglia dedicata a donne e bambini nata dalla collaborazione tra la parrocchia SS. Martiri dell’Uganda e il Telefono rosa. La struttura troverà spazio alle Tre Fontane all’Eur, vicino all’abbazia dei monaci trappisti, dove vivevano le Piccole sorelle di Gesù di Charles de Foucauld. «Abbiamo deciso di chiamarlo Rifugio per Agar» spiega il parroco della chiesa della Montagnola, don Luigi D’Errico. Agar, schiava di Abramo, gli diede il figlio Ismaele. La moglie di Abramo, Sara, quando partorì successivamente Isacco, lo costrinse ad allontanare Agar e suo figlio Ismaele. Smarriti nel deserto, senza più acqua, rischiarono di morire, ma poi riuscirono a salvarsi. «Le donne che ospitiamo in vivono situazioni difficili. Sono state maltrattate, hanno bisogno di aiuto e la parrocchia ha voluto rispondere concretamente», aggiunge don Luigi. Da anni la parrocchia offre un servizio di doposcuola il sabato anche per i piccoli delle donne che si sono rivolte alla Onlus. «Accogliamo anche cinquanta bambini». La parrocchia ha inoltre costituito una onlus chiamata «Il miglior bene possibile» per raccogliere fondi, mentre è molto attiva anche la Caritas e insieme all’associazione «La strada» fa volontariato alla stazione Ostiense. Romano, 52 anni, don Luigi è parroco della chiesa della Montagnola, dove vivono circa 12mila abitanti, dal 2007. Cresciuto a Montespaccato, dove «ancora non c’è una parrocchia, purtroppo». È stato 12 anni in Svizzera vicino a Zurigo, da 6 sta cercando di promuovere ai Martiri dell’Uganda «iniziative per aiutare le persone». Racconta con entusiasmo della messa della domenica delle 10.30 piena di bambini. «Frequentano la nostra parrocchia circa 500 ragazzini - spiega - Vorremmo che partecipassero di più anche i bambini disabili. Non sono molti i ragazzi con disabilità che frequentano le parrocchie. Questo perché richiedono un’accoglienza particolare. Ma il Vangelo è per tutti». Ad oggi circa una quindicina di bambini disabili hanno ricevuto la comunione. «Partecipano attivamente alla messa della domenica. La sfida più grande è seguirli anche dopo. Una parrocchia può rispondere alle esigenze di tutti». Alla fine della messa della domenica mattina, c'è l’ora-gioco. «Mettiamo insieme una trentina di bimbi dai 0 ai 6 anni per farli giocare insieme, mentre per i bambini fino ai 9 anni organizziamo laboratori. Il 16 febbraio è prevista una messa durante la quale saranno coinvolti attivamente i piccoli fedeli». La parrocchia SS. Martiri dell’Uganda è sorta nel 1982 ed è stata la prima inaugurata da Giovanni Paolo II. La Chiesa cattolica ha voluto rendere omaggio a un gruppo di 22 servitori, paggi e funzionari del re di Buganda, oggi Uganda, convertiti al cattolicesimo dai missionari d’Africa del cardinale Charles Lavigerie, che vennero fatti uccidere perché cristiani tra il 1885 e il 1887. «Paolo VI fece un viaggio in Africa. In Uganda si rese conto della situazione di evangelizzazione del Paese - racconta il parroco - Rimase colpito dalla storia di questi giovani martiri ugandesi, ma poi morì. Qualche anno dopo, nel 1982, è stata inaugurata la parrocchia, di cui i fedeli sostengono attivamente le missioni in Uganda». Vede la partecipazione di molti fedeli piccoli e grandi anche il teatro. Lo scorso weekend è andato in scena «Roma-Auschwitz andata e ritorno», uno spettacolo in occasione della Giornata della Memoria.
Il «rifugio» della Montagnola
Accanto alle Tre Fontane una casa famiglia per donne in difficoltà
