Roma Capitale

Il Pd che non Salva Roma

di Susanna NovelliPrivatizzare l’Acea e licenziare il personale in esubero delle municipalizzate. Ci riprova la Lanzillotta, sentarice di Scelta Civica, ex assessore capitolino di "sinistra"...

Privatizzare l’Acea e licenziare il personale in esubero delle municipalizzate. Ci riprova la Lanzillotta, sentarice di Scelta Civica, ex assessore capitolino di "sinistra" memoria che a distanza di un mese ripresenta l’emendamento che di fatto rivoluzionerebbe i servizi pubblici capitolini verso quella soluzione presentata dall’ex sindaco Alemanno di cedere quote dell’azienda leader di Roma Capitale mantenendo il 21%. Una battaglia storica del Pd e del centrosinistra in generale che oltre a tenere bloccato il Consiglio comunale per tre mesi ha ottenuto anche il placet della Corte Costituzionale che si pronunciò per il rispetto del referendum sull’acqua pubblica. Un capitolo che sembrava chiuso. E invece no. Ripresentare l’emendamento, praticamente tale e quale, da parte della Lanzilotta ha di fatto gettato il Pd capitolino in un’altra crisi di nervi. Come se non bastasse la delicata fase aperta due giorni fa per il rinnovo della segreteria laziale, per la quale i renziani scaldano i motori da tempo per dare concretezza a quel nuovo equilibrio interno tutto da costruire. Al centro la figura del sindaco di Roma Capitale che, a differenza dei suoi predecessori, non è né capocorrente né gode di un peso particolare nel Pd. C’è soprattutto questo nello "stuzzicamento" continuo, interno ed esterno, a Roma Capitale, ai suoi servizi, alle modalità di gestione di un’amministrazione che dai «palazzi alti» si vorrebbe controllare ma senza garantire quelle risorse doverose alla Capitale. Un sindaco debole, un partito confuso. Ingredienti ideali per incardinare una battaglia che mira dritta a nuove elezioni in Campidoglio.

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