La discussione che si apre oggi alla Regione sulla proposta di legge sulle comunità montane del Lazio avviene in un momento di profonde riforme istituzionali che ci consentono di avere quel quadro di insieme che è mancato in questi anni, per poter varare anche a livello locale una riforma complessiva degli enti di secondo livello. Purtroppo in questi anni le normative nazionali, che hanno interessato le nostre istituzioni locali, dalla questione delle Province alle manovre sui piccoli comuni, alle gestioni associate e alle Unioni dei comuni o al superamento degli Ato, sono state dettate più da impellenti ragioni di risparmio della spesa pubblica, che ha quasi sempre colpito le cosiddette indennità e soprattutto la rappresentanza, piuttosto che dalla ineludibile esigenza di riordinare l’assetto complessivo del nostro Paese, semplificandolo, ammodernandolo e rendendolo meno costoso e soprattutto competitivo ed efficiente. Nel Lazio abbiamo bisogno di ridisegnare la geografia istituzionale della regione a partire dall’assetto istituzionale di Roma capitale e della città Metropolitana, che sta avvenendo senza nessuna discussione, e che potrebbe vedere un nuovo riassetto delle Province del Lazio, secondo il modello proposto da Bruno Manzi, presidente di Legautonomie Lazio, ma anche il rilancio necessario delle dimensioni territoriali di area vasta e l’esigenza di costruire quegli ambiti territoriali ottimali per la gestione di funzione amministrative e dei servizi pubblici locali che potrebbero costituire il nuovo tessuto connettivo cui la Regione dovrebbe affidare tutte quelle funzioni amministrative che non attengano a esigenze di carattere unitario, in applicazione dei principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Oltre a 378 comuni, a cinque Province e all’ente Regione, nel Lazio, senza tener conto delle Asl e degli enti e aziende regionali, si individuano altri 13 livelli di governo e 251 enti: 23 comunità Montane, 21 unioni dei comuni, 82 Università Agrarie, 10 Consorzi di bonifica, 12 enti parco, 38 riserve e aree protette, 5 ato acqua, 5 ato rifiuti, 4 consorzi intercomunali, 5 consorzi industriali, 1 bacino imbrifero, 8 Gal e 39 distretti socio-sanitari. Le 23 comunità montane coinvolgono 248 comuni, che sommano una popolazione di circa 1.075.168 abitanti, e le 21 Unioni dei comuni laziali coinvolgono 108 comuni, per una popolazione pari a 238.611 abitanti. Di questi ben 84 appartengono contemporaneamente ad una comunità montana, mentre 8 sono le comunità montane interessate da questa sovrapposizione, 11 le unioni comunali i cui comuni aderenti appartengono tutti ad una stessa comunità montana, mentre sono solo due quelle che non presentano alcuna sovrapposizione con una o più comunità montane. Bisogna semplificare. Il Cal presenterà una proposta che individui 27 ambiti territoriali ottimali, oltre ai cinque comuni capoluogo, cui assegnare tutte le competenze e al cui interno non vi siano altri enti di secondo livello. Passeremmo così da 13 livelli di governo ad 1, da 251 enti a 32 ambiti territoriali. Allo stesso tempo chiederemo alla Regione di riprendere con forza il processo di decentramento amministrativo e di traferire alle Province, così come saranno configurate dalla nuova legislazione statale, agli ambiti territoriali e ai comuni, tutte le funzioni amministrative proprie del sistema degli enti locali che sono gestite da enti o agenzie regionali. * Presidente del Cal del Lazio
Troppi enti inutili. Ora decentramento e meno spese
di Donato Robilotta * La discussione che si apre oggi alla Regione sulla proposta di legge sulle comunità montane del Lazio avviene in un momento di profonde riforme istituzionali che ci consentono...
