Ancora una cimice scoperta all'interno degli uffici della regione Lazio di Roma dopo quella rinvenuta sabato scorso. Questa volta la microspia è stata trovata in una sala dell'ufficio di Luca Fegatelli, l'ex dirigente regionale dell'area rifiuti finito in manette nell'ambito della stessa inchiesta in cui è stato arrestato il proprietario della discarica di Malagrotta Manlio Cerroni. Sabato la cimice era stata trovata in una sedia della sala riunioni dell'ufficio di presidenza di via Cristoforo Colombo. Questa volta la scoperta riguarda gli uffici di via del Serafico (dove ha sede l'agenzia guidata da Luca Fegatelli, che si occupava dei beni confiscati alle organizzazioni criminali) grazie alla segnalazione di un dipendente che l'ha trovata in una poltrona di una sala riunioni. L'apparecchio presenterebbe le medesime caratteristiche (artigianale e non in uso all'autorità giudiziaria) della prima microspia, e anche la sistemazione dentro ad una poltrona)sarebbe equivalente. La cimice è stata sequestrata dai Carabinieri e su di essa è stata disposta una consulenza tecnica. Si tratta comunque di un apparecchio facilmente reperibile in commercio. L'esito degli accertamenti disposti dalla procura di Roma sarà inserito nello stesso fascicolo aperto nei giorni scorsi per la prima microspia, rinvenuta nell'ufficio di presidenza della Regione Lazio. L'indagine contro ignoti ipotizza il reato di installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche. Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha dichiarato: "Dell'altra cimice scoperta nella sede della Regione non ne so molto. L'ha trovata un dipendente. Abbiamo affidato tutto alla capacità investigativa delle forze dell'ordine. Ma ai cittadini dico: state sereni, siamo forti, con la schiena dritta, siamo una squadra che lavora, non ci fermerà nessuno".
Nuova cimice ritrovata alla Regione Lazio
Questa volta la scoperta riguarda gli uffici di Luca Fegatelli, ex dirigente regionale dell'area rifiuti finito in manette nell'ambito della stessa inchiesta che ha coivolto il patron di Malagrotta
