Il cinema americano non è mai stato tenero con il mondo della finanza, né con il suo tempio, che è anche il suo mito, Wall Street. Basterebbe a dimostrarlo quel film di Oliver Stone alla fine degli Ottanta che si intitolava appunto "Wall Street". Ne era protagonista, con la grinta dura di Michael Douglas, un operatore di borsa che, di origini modeste, con gli inganni e con le frodi ai danni anche di poveri diavoli, aveva accumulata una fortuna immensa. In quel personaggio tutti avevano riconosciuto, sia pure sotto un altro nome, una delle figure più esecrate ma anche temute che spadroneggiava nella finanza di allora violando sempre la legge, Jordan Belfort, così soddisfatto di sé e dei soldi che raccoglieva a palate anche soltanto con una di quelle telefonate subdole ma furbescamente persuasive, da scrivere addirittura un libro sulla sua vita e i suoi successi in cui si definiva da solo "Il lupo di Wall Street". Da quel libro, il film di oggi, intitolato proprio a lui, diretto fulmineamente di Martin Scorsese, scritto, anche con sarcasmi, da Terence Winter, il noto autore televisivo dei Sopranos, e interpretato da Leonardo DiCaprio, con cipigli tali da poter preconizzargli adesso quell'Oscar che da anni gli sfugge. La storia, desunta dal libro, è nelle sue grandi linee, proprio quella di Jordan Belfort, riletta però in cifre di commedia nera, innestandovi tutto quello che poteva servire a vestire di luci fosche l'orrido personaggio al centro, il suo ambiente sregolato e corrotto, i suoi misfatti finanziari, sempre più gravi con il passare degli anni, la sua vita privata dedicata solo a orge da Basso Impero, tra sesso, droghe, alcol ed eccessi d'ogni sorta, violando a tal segno l'ordine, la morale e leggi da finire in una prigione in cui tuttora è detenuto, sia pure con la promessa di vedersi scontata la pena se risarcirà, a suon di milioni, i tantissimi che ha truffato. La regia di Scorsese, sempre più travolgente, si è precipitata al galoppo su queste vicende, dando spazi addirittura con violenza alle pagine di sesso, rappresentando con furbizie e dialoghi spesso ironici quelle costruite sulle imprese finanziarie, con immagini forti, ritmi che non tollerano pause, un sonoro e delle musiche sempre volutamente assordanti. Affidando ogni elemento a un vero e proprio Maelstrom, o, se si preferisce a uno tsunami che, comunque salva anzi esalta le esigenze del cinema. Le salva e le esalta anche l'interpretazione di DiCaprio. Intanto con la voce, nell'edizione originale, ringhiosa e feroce proprio come quella di un lupo, poi per la forza imperiosa di una mimica che in ogni momento riesce ad esprimere del personaggio la sua abiezione, la sua fame di soldi, di sesso e di droghe. Fino alla perfezione.
Scorsese - DiCaprio sempre in vetta
Il cinema americano non è mai stato tenero con il mondo della finanza, né con il suo tempio, che è anche il suo mito, Wall Street. Basterebbe a dimostrarlo quel film di Oliver Stone alla fine degli...