Roma Capitale

Zorzi uccise per non restituire i soldi all’amico

Vincenzo Imperitura «La verità non può essere affogata in un canale, le tracce non si cancellano mai del tutto». Nelle battute finali della requisitoria del procuratore generale d’Appello, c’è...

«La verità non può essere affogata in un canale, le tracce non si cancellano mai del tutto». Nelle battute finali della requisitoria del procuratore generale d’Appello, c’è tutta la gravità di un uomo che uccide un amico fraterno, prima di gettare il suo cadavere nelle acque di un canale di scolo per nasconderlo alle ricerche delle forze dell’ordine. Una requisitoria lunga e dettagliata quella tenuta dal Pg nell’ambito del processo d’appello per l’omicidio di Fabio Lorenzon, descritto come un «giovane distante da qualsiasi contesto deviante e pertanto non destinatario di rancori o problematiche». Una requisitoria che si è chiusa con la richiesta della conferma di condanna a 24 anni di reclusione per Sandro Zorzi, stabilita in primo grado dalla Corte d’Assise. Un omicidio di particolare ferocia, commesso in una zona isolata di Maccarese, in uno spicchio di terreno nascosto alla pubblica via da una serie di alberi ad alto fusto. Secondo quanto ricostruito nella condanna di primo grado, il presunto omicida, in perenne difficoltà economiche e già dichiarato protestato in un recente passato, avrebbe approfittato del momento giusto per farla finita con un amico fraterno a cui doveva restituire circa 50 mila euro. E il momento giusto arrivò, secondo quanto sostiene l’accusa, il 24 settembre del 2009. Quella mattina Lorenzon, dopo avere sbrigato una serie di commissioni e prima di recarsi al lavoro, avrebbe raggiunto l’amico Zorzi nel suo podere di campagna. Qui, mentre i due discutevano tranquillamente, Zorzi avrebbe approfittato del fatto che Lorenzon gli voltasse le spalle per colpirlo alla nuca con un grosso tubo di ferro, di quelli che vengono normalmente utilizzati in agricoltura. Una serie di colpi violenti che non hanno lasciato scampo al giovane, colpito ripetutamente anche quando si trovava a terra privo di sensi. Un omicidio commesso per «sanare a monte la sua posizione economica». Dopo avere compiuto il delitto, Zorzi avrebbe poi tentato di disfarsi del cadavere di Lorenzon facendolo affondare, assieme alla sua auto, in un canale adiacente al luogo dell’omicidio. La sfortuna però non ha sorriso al presunto omicida visto che qualche tempo dopo, lo stesso canale di scolo è stato svuotato, restituendo il corpo senza vita di un uomo che potrebbe essere stato ucciso per avere tentato di dare una mano ad un amico in difficoltà economiche.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.