Roma Capitale

Quel presepe vanto della comunità

Evento simbolo che unisce tanti fedeli. E ha «conquistato» Francesco

C'è una parrocchia su via della Giustiniana, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, nella periferia nord della Capitale, che nelle ultime settimane ha fatto molto parlare di sé. Le ragioni ci sono tutte. Al suo interno, infatti, fino a domenica 12 febbraio, ha preso letteralmente vita un presepe come ce ne sono pochi altri. Una rappresentazione che ha visto la partecipazione di oltre 200 figuranti i quali hanno contribuito a ricreare in maniera perfetta, un villaggio di oltre 2.000 anni fa. Nulla di fittizio o improvvisato: fornai che sfornano vero pane, pastorelli, lattai e ogni genere di animale tra cui l'agnellino finito sulle spalle di Papa Francesco, il quale ha prontamente risposto all'invito di partecipare all’evento. Il presepe vivente tuttavia è solo un bell’esempio di ciò che è riuscito a ottenere don Dario Criscuoli, parroco di sant'Alfonso da circa un anno e mezzo, dal territorio in cui opera: «Questa - spiega don Dario - è una parrocchia ricchissima di risorse umane che vanno "sfruttate". E per "sfruttarle" al meglio è necessario aggregarle e metterle in comunità, perché la comunità aiuta ad alimentare e si alimenta a sua volta della "luce" e del potenziale delle persone». E il presepe verte proprio in questa direzione. Una preparazione collettiva, in cui ognuno dà il proprio contributo che dura tutto l'anno. La visita di Papa Francesco ha significato molto per la comunità parrocchiale: «Ma in questo caso la preparazione è stata molto più breve - sorride don Dario - solo tre giorni: uno per dare la notizia ai parrocchiani, un altro dedicato alla preghiera e l'ultimo infine per le organizzazioni pratiche. Perché quando si coopera tutti insieme, si può raggiungere un obiettivo più facilmente e in breve tempo. Questo è un quartiere in espansione - spiega il parroco - l'età media è bassa, il ceto sociale variegato e molte famiglie sono originarie del Sud. E proprio dal meridione deriva questo spiccato spirito di solidarietà e il senso di appartenenza alla Chiesa e alla parrocchia in particolare». Ma se è vero che i residenti si mettono a disposizione della parrocchia, è altrettanto vero l'inverso. Esemplare la vicenda che ha visto protagonista un ragazzo di 25 anni, Andrea, vittima di un grave incidente stradale, circa un anno fa, e lo stesso don Dario. Andrea, uscito dal coma dopo quasi due mesi, ora è alle prese con una riabilitazione che ancora non gli permette di essere autonomo. A Natale si recò a Messa a Sant'Alfonso, accompagnato dalla madre, e conobbe don Dario. Andrea ha affidato le sue impressioni a facebook. Parole che danno un'idea di cosa può significare anche un piccolo gesto: «Oggi ho provato un'emozione indescrivibile che vi racconto: il giorno di Natale sono andato a messa nella chiesa di Prima Porta. All'uscita il parroco don Dario, vedendomi camminare sorretto da mia madre mi si avvicinò e volle sapere cosa mi fosse successo. Gli raccontai tutto; lui fu dolcissimo e prese talmente a cuore la mia storia che non solo volle il mio telefono ma mi venne a trovare a casa. Mi preannunciò che di lì a breve il S. Padre avrebbe visitato in forma privata il presepe vivente della parrocchia. Incontrare Papa Francesco era per me un sogno e don Dario è riuscito a trasformarlo in realtà. Mi ha permesso di incontrare il Papa e di ricevere la sua benedizione... durante l'evento vi ho pensato tanto ed oltre a dire preghiere per la mia famiglia, mi sono sentito in dovere di dirle anche per tutti voi, una sorta di ringraziamento che ho fatto con il cuore, per tutto ciò che avete fatto per me e per non avermi mai abbandonato facendomi sembrare facile questo periodo che in realtà è stato il più duro».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.