«Io non cambierò il mio metodo, che è quello della selezione tramite curricula». Non molla, neanche davanti all’evidenza delle dimissioni del presidente e Ad dell’Ama nominato appena cinque giorni fa e risultato indagato per traffico illecito di rifiuti, il sindaco Ignazio Marino che si presenta in Aula dopo l’ennesima gaffe e con un partito sull’orlo di una crisi di nervi. Parla di «cultura del merito», ricordando che è stato uno dei «principi» alla base della sua candidatura a sindaco. «Ivan Strozzi - ha aggiunto - dal curriculum vitae aveva tutte le carte in regola per guidare l’Ama». Eppure, come mostrato in questa stessa pagina, sarebbero bastati appena quattro click in un pc e la Capitale si sarebbe evitata un’altra brutta figura. Lo sanno bene i politici capitolini quelli che ancora il sindaco «marziano» guarda con diffidenza. E i segnali che arrivano, seppure la mozione di sfiducia nei confronti dell’assessore all’Ambiente Estella Marino presentata dalle opposizioni (che hanno di che divertirsi) è stata ovviamente respinta al mittente. Si tratta però dell’inizio di un nuovo capitolo per l’amministrazione dell’era Marino. Lo si è compreso all’apertura della seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina con all’ordine dei lavori proprio la vicenda Ama e la testa dell’assessore, quando il capogruppo del Pd, Francesco D’Ausilio ha preso la parola, ha chiesto la presenza del sindaco in Aula e ottenuto dal presidente dell’Assemblea Mirko Coratti la sospensione dei lavori nell’attesa dell’arrivo del sindaco. Marino, riferiscono voci capitoline, non era impaziente di entrare in Aula Giulio Cesare. Reduce da un incontro con il segretario nazionale Renzi, sarebbe stato caldamente consigliato tramite sms dal coordinatore della maggioranza, Fabrizio Panecaldo. E in effetti se Marino non si fosse presentato in Aula la storia forse avrebbe preso un altro verso. Il voto compatto di 25 no, 11 sì e nessun astenuto alla sfiducia dell’assessore non è una pace ma un altro segnale di tregua. Escluso il rimpasto, tuttavia, è già pronta un’altra strategia. I curricula innanzitutto. Marino non torna indietro, lo ha detto ai microfoni dell’Aula Giulio Cesare, ma delle due l’una. O si arriva a un compromesso, ovvero curicula e affinità politica e soprattutto una politica che garantisca l’integrità della persona - e ancora ce n’è - oppure il sindaco dovrà tagliare qualche dirigente, o meglio quello preposto alla lettura dei curricula che arrivano in Campidoglio. Per l’attività amministrativa, e dunque politica, i partiti, escluso il rimpasto non hanno altra scelta che andare «per conto proprio». Delibere di consiglio, proposte, mediazioni che solo la politica può sintetizzare in azione amministrativa. La guerra è guerra insomma. E chissà se il sindaco previdente non abbia chiamato in Campidoglio un’interprete francese proprio per aprirsi nuovi lidi. E già perché questa è l’ultima stranezza del sindaco marziano: un traduttore-interprete di lingua francese. Si tratta di Marie-Francoise Vaneecke, assunta part time a diretta collaborazione del sindaco. Per il suo incarico, di 3 anni, Vaneecke percepirà 11.465,30 euro l’anno, a cui va aggiunta l’indennità di comparto quantificata in 311,40 euro annui lordi, l’indennità di vacanza contrattuale nonché l'emolumento unico. Perché?
Ama, Marino insiste: non cambio metodo
Il sindaco in Assemblea capitolina difende il «sistema del curriculum». La maggioranza prima rompe, poi si ricompatta. Ma la frattura resta. Intanto il sindaco assume un'interprete francese
