Roma Capitale

Come i veri discepoli di Cristo

Pacchi dono a poveri e anziani. Ospitalità agli zingari del quartiere

«Una chiesa popolare in un quartiere popolare». I fedeli di San Stanislao, nei pressi di Cinecittà, la definiscono così. Quartiere Don Bosco, viale Rolando Vignali. Un basso edificio in cemento armato a vista, preceduto da un ampio portico ed affiancato da una torre campanaria. Vicino all'entrata, la statua bronzea di San Padre Pio. La piccola parrocchia, sorta negli anni ’70, officiata fino al 1994 dai sacerdoti della diocesi siciliana di Patti, in provincia di Messina, venne consacrata nel 1991 dal Beato Papa Giovanni Paolo II. Non a caso è intitolata al patrono della Polonia. E, l’anno scorso, la comunità ha fatto un pellegrinaggio nella terra di Wojtyla per rendere omaggio alla sua memoria. Sulla facciata dell’edificio si legge l'iscrizione dedicatoria: «D.O.M. in h(onorem) S. Stanislai A.D. MCMXCI». San Stanislao è una parrocchia semplice, serve un quartiere dove il 70% degli abitanti (circa 6.000) ad oggi sono anziani. Il perché lo ricorda il parroco, don Andrea Bertolotti, che ripercorre l’iter storico della zona. «Da noi – spiega - convivono due realtà a livello sociale: la gente che abita da anni nelle case popolari costruite nel quartiere e le vecchie cooperative trasformatesi in condomini, le cui abitazioni sono state acquistate negli anni ‘70/’80 da persone che hanno avuto figli che poi si sono sposati e sono andati via da qui. Così, sono rimasti solo quelli che hanno una certa età. Da noi il mondo giovanile non viene perché il quartiere è diventato anziano. Per questo non abbiamo attività in tal senso, come accade nella maggior parte delle altre parrocchie. E, ad oggi, c’è da dire che le emergenze sociali non si contano proprio sulle dita di una mano». Comprendere cosa intenda per emergenza è presto detto. A darsi un’occhiata in giro ci si risponde da soli. Occupazioni abusive su occupazioni, a partire dagli ex uffici Inps di via Quintavalle, dove risiedono oltre un’ottantina di famiglie alla meno peggio. E poi i locali della vecchia Asl, occupati anch’essi da più di 50 nuclei con bimbi a seguito. Angoli di disperazione e situazioni di precarietà dilagante, a cui la parrocchia cerca come può di venire incontro. Anche quando Giovanni Paolo II battezzò l’edificio, indirizzò la sua attenzione verso i tanti «ospiti» della chiesa. Disse nel suo discorso rivolgendosi ad una vigile platea: «Vedo qui vicino gli zingari, questa ospitalità cristiana che si offre ai nostri fratelli e sorelle zingari è un segno del nostro cristianesimo, del nostro amore con cui si riconoscono i veri discepoli di Cristo». Un passaggio di cui parecchi parrocchiani hanno ancora memoria, a testimonianza anche di quel «legame profondo, sacramentale, di significato e di vita» che ha congiunto San Stanislao alla vita di Giovanni Paolo II. Con gli anni le cose non sono cambiate. «Abbiamo un centro Caritas che per tutto l’anno distribuisce pacchi ad una settantina di famiglie della zona, anche straniere. È la nostra principale attività sul fronte del sociale per dare una mano a chi vive in condizioni di disagio», conferma don Andrea, che si dedica a loro insieme a don Gérard, originario del Burundi, e ad altri collaboratori. Tante parrocchiane lavorano, poi, sul fronte missionario: «Si riuniscono in parrocchia per fare dei lavoretti e con i proventi aiutiamo la missione «Idee e Fantasia» che sostiene il progetto India e le missioni della diocesi capitolina». Un centro incontro per la socializzazione nel territorio e i consolidati gruppi di preghiera - Gesù Risorto, Padre Pio e Divina Misericordia – fanno il resto. La dedizione di spirito per stare accanto a chi Roma la vive sopravvivendo.

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