Roma Capitale

Ville abitate e mai pagate all’impresa

Sono in via dell’Imbrecciato a Colli Portuensi. 27 anni di vertenze tra il costruttore e la cooperativa. L’ultimo atto in Corte d’Appello

Sono passati 27 anni dalla consegna delle 100 villette di via dell’Imbrecciato, in zona Colli Portuensi, e ancora oggi l’impresa costruttrice, la Cogeital srl, vanta un credito di oltre 5 milioni di euro nei confronti della società appaltatrice, la Cooperativa edilizia Roma 74 srl. «C’è voluto il sacrificio di un’intera generazione della nostra famiglia per uscire dal tunnel determinato da questa vicenda - racconta Salvatore Finocchiaro, socio unico della Cogeital, che ha sede a Melilli, in provincia di Siracusa - Abbiamo trascorso un lungo periodo buio e rasentato il fallimento. Se ne sono andati 20 anni per riprenderci. Siamo sopravvissuti solo perché la nostra è un’azienda a conduzione familiare. Ma ancora oggi non abbiamo preso una lira, nonostante una sentenza passata in giudicato abbia disposto in nostro favore il risarcimento di oltre 10 miliardi di lire». Il rapporto tra la Cooperativa Roma 74 e la Cogeital inizia 30 anni fa. Con un contratto firmato l’8 novembre 1983, la prima affida alla seconda (che all’epoca si chiamava Ceisi srl) l’appalto per la costruzione di 100 ville unifamiliari a schiera, di oltre 300 metri quadrati ciascuna, distribuite su tre piani (piano interrato, pian terreno, primo piano e mansarda), complete di garage e giardino, rifinite con muratura esterna in cortina. Le villette dovevano essere realizzate tra via dell’Imbrecciato e via Emilio Almansi, ai Colli Portuensi, su un’area da destinare a edilizia economica, popolare e residenziale, per un importo complessivo di 22 miliardi e 15 milioni di lire. L’impresa costruttrice ha consegnato le prime 65 unità il 10 dicembre 1986 e le altre 35 il 31 marzo dell’anno successivo, senza che la cooperativa provvedesse a saldare il residuo prezzo d’appalto, pari a 2.261.042.631 di lire. Dopo numerosi solleciti di pagamento, il 12 giugno 1987 la Ceisi notifica alla Coop Roma 74 l’atto di accesso all’arbitrato. Passano 4 anni e viene dichiarato competente il Tribunale civile di Roma. La causa inizia il 27 dicembre 1991. Con sentenza del 15 marzo 1997, il giudice rigetta le domande della cooperativa e accoglie quelle promosse dalla Ceisi, nel frattempo incorporata per fusione nella Cogeital srl. Coop Roma 74 viene condannata per inadempimento del contratto d’appalto al pagamento di 5.924.878.831 lire in favore di Cogeital. La sentenza viene poi confermata dalla Corte d’Appello il 14 dicembre 1999 e dalla Corte di Cassazione il 12 giugno 2001. Intanto il credito lievita fino a 10 miliardi di lire. L’atto di precetto, notificato già dopo l’esito del primo grado, risulta però infruttuoso, perché la cooperativa, nel frattempo, era divenuta priva di patrimonio sociale. Gli amministratori avevano infatti provveduto a trasferire tutte le ville in proprietà ai soci, senza chiedere loro di pagare il residuo prezzo dovuto all’impresa appaltatrice. «Vivere in una nazione dove la certezza del diritto non esiste, perché i debitori possono farsi trovare spogliati di ogni bene, lascia l’amaro in bocca - commenta Salvatore Finocchiaro - Nonostante abbiamo vinto tutti e tre i gradi di giudizio ci siamo trovati davanti un committente insolvibile». È stato quindi necessario incardinare un’altra causa presso il Tribunale civile. Il 3 giugno 1997 l’impresa edile siciliana cita in giudizio la Coop Roma 74 e i suoi 100 soci (tra cui alti ufficiali e direttori di banca), insieme ai 21 componenti del cda, i 10 membri del collegio sindacale (che si sono succeduti dal 1983 al 1993) e i 2 liquidatori (per il periodo compreso tra il 1993 e il 2000) «per aver concorso dolosamente a rendere del tutto insufficiente il patrimonio della cooperativa», tanto da non poter saldare il debito verso il costruttore. Il giudizio segue un percorso tortuoso: viene interrotto più volte, prima per trasferire la competenza a un giudice collegiale, poi per la morte di uno dei soci e infine per il fallimento della cooperativa. Con sentenza del 2 maggio 2012, il tribunale ne dichiara l’estinzione per un presunto ritardo sui termini processuali. A questo punto la Cogeital nomina come proprio difensore il professor Romano Vaccarella, ordinario di procedura civile all’Università La Sapienza, e il 31 luglio 2012 ricorre in appello chiedendo di condannare in solido al pagamento di 5.183.553 euro i soci, gli amministratori, i sindaci e i liquidatori della cooperativa «per aver volatilizzato il patrimonio sociale, senza curarsi dell’ingente credito della Cogeital, accertato con sentenza passata in giudicato». «Gli amministratori - si legge nell’atto di citazione firmato dal professor Vaccarella e dall’avvocato Sebastiano Leone - hanno reso la cooperativa una scatola vuota, avendo effettuato il trasferimento della proprietà delle ville nelle quali abitano a se stessi (essendo soci) e agli altri soci». L’udienza conclusiva davanti alla II sezione civile della Corte d’Appello di Roma è stata fissata per il 2015. «Oramai vacilliamo - commenta Salvatore Finocchiaro - Finora questo contenzioso c’è costato 600 mila euro, tra spese legali e marche da bollo. Ogni notifica va fatta a 150 persone. Nonostante il desiderio di avere fiducia nella giustizia, perché siamo patrioti, temiamo che i nostri diritti possano andare in fumo».

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