Il sistema di reclutamento di tessere e militanti attraverso le occupazioni abitative abusive, messe in atto dai movimenti romani per il diritto alla casa, finisce dritto dritto in Parlamento. E sul tavolo di discussione del Governo Letta. Dopo l’inchiesta pubblicata ieri da Il Tempo, il Senatore di Forza Italia, Vincenzo Fasano, ha interrogato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, circa la necessità di «eliminare questa vergogna scellerata», invitando il Governo a «ritornare alle regole di legge con controlli amministrativi e non solo, utilizzando ogni accorgimento». Raccogliendo attraverso una telecamera nascosta le dichiarazioni di ignari occupanti e attivisti di movimenti come Action, Blocco Precario Metropolitano e Rete Abitativa Metropolitana, abbiamo infatti documentato tutto l’iter necessario per ottenere «un tetto sopra la testa», ovviamente in maniera del tutto illegale. L’obbligo di sottoscrivere una tessera di circa 15 euro, l’iscrizione in una lista d’attesa parallela, la presenza a manifestazioni, picchetti, comizi e sit-in, l’ingresso in una casa occupata a patto di rispettare un regolamento e versare un fondo cassa di altri 10 euro mensili: sono questi i passaggi principali da effettuare, per poi sperare che il movimento sia abbastanza influente a livello politico e riesca ad avviare trattative con le istituzioni per un canale preferenziale finalizzato all’ottenimento di una casa popolare in via, questa volta, legale. Questo sistema, oltre a ingrossare le fila di movimenti rappresentati a tutti i livelli istituzionali (il presidente di Action, Andrea Alzetta, sarebbe stato eletto in Assemblea Capitolina con 1728 voti nelle liste di Sel, nella coalizione del sindaco Ignazio Marino, se non fosse stato poi dichiarato ineleggibile a causa di una vecchia condanna penale), crea delle vere e proprie zone franche che coinvolgono anche immobili di proprietà pubblica, come i 350 mila euro che Cotral Patrimonio spende ogni anno per utenze di acqua e luce nella sede di via dei Radiotelegrafisti 44, zona Laurentina, dove alloggiano illegalmente 300 migranti africani, o il costo sociale complessivo stimato in 35 milioni di euro fra utenze, mancati affitti e danneggiamenti. Proprio per questo altre due interrogazioni urgenti, sempre basate sui risultati dell’inchiesta, sono state presentate da altrettanti esponenti di Forza Italia: al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, da parte del consigliere Luca Gramazio, ed al sindaco Marino da parte del presidente della Commissione Trasparenza, Giovanni Quarzo. «Il quadro delineato dal quotidiano il Tempo – afferma Gramazio - è decisamente preoccupante. Il fenomeno delle case occupate abusivamente e l’attività dei movimenti per l’occupazione evidenziano una realtà grave, che non deve essere sottovalutata». Ma ovviamente la polemica più forte si è aperta in seno al Campidoglio. Assoluto silenzio, nonostante le sollecitazioni, sia da parte del primo cittadino che dell’assessore competente, Daniele Ozzimo. A scatenarsi, invece, è stato chiaramente il centrodestra. L’ex Pdl e presidente del neonato gruppo di Alleanza Popolare Nazionale, Ignazio Cozzoli, parla di «ignobili gang delle occupazioni abusive» e si domanda «per quale losco motivo il Sindaco Marino e la sua Giunta si stiano rendendo complici di una illegalità diffusa che, come al solito, danneggia solo chi ha veramente bisogno di una casa e si ostina a partecipare ai bandi invece di fare tessere e frequentare cortei dei movimenti dell'estrema sinistra». Chi ci va giù duro è il capogruppo di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera: l’ex assessore ai Lavori Pubblici della giunta Alemanno parla «di palese voto di scambio», in cui «l’assegnazione di una casa passa attraverso una tessera di adesione ai movimenti. Siamo da sempre al fianco degli inquilini delle case popolari e dei soggetti socialmente svantaggiati, per questo continueremo a batterci chiedendo il ripristino della legalità su quegli immobili pubblici ancora occupati. Marino fermi le occupazioni illegali in città e si prosegua nell'indizione di bandi». Non risparmia critiche il vice presidente dell’assemblea capitolina, Giordano Tredicine: «Che nella Capitale d'Italia, movimenti rappresentati in Campidoglio, possano costruire in questo modo un consenso politico è semplicemente indecente. Bisogna riflettere sulla situazione in cui versa il Paese: da una parte, un welfare debole e incapace di far fronte ai bisogni delle persone e, dall'altra, movimenti e partiti che si nutrono della disperazione della gente».
Case okkupate e voti, si sveglia la politica
Silenzio assordante del Campidoglio sul metodo di Action per reclutare «i milianti»
