Roma Capitale

L’anno nero del commercio. Tremila negozi chiusi

Casi emblematici: i cinesi aprono in Centro e a Marconi il caro affitti fa piazza pulita

Chiudono negozi di abbigliamento, arredamenti, oggettistica, scarpe, bar e ristoranti. E poi alimentari, tintorie, elettrodomestici, pelletterie. Siano multimarchi, monomarchi, franchising, perfino grandi firme. In centro, ma soprattutto nelle strade più periferiche. La crisi non risparmia più praticamente nessuna attività commerciale. Basta farsi un giro per strada e notare le decine di negozi su cui sono attaccati cartelli di «affitasi» o «vendesi». Che restano lì, in qualche caso, anche un anno o due. Il 2013 si chiude con 3 mila negozi chiusi nella capitale, 500 in più dello scorso anno. I dati della Confesercenti Roma parlano chiaro: in soli due anni hanno abbassato le saracinesche 5 mila e 500 esercizi. Certo, ci sono state anche nuove aperture ma secondo Valter Giammaria, presidente della Confesercenti, queste si sono letteralmente dimezzate nell’ultimo anno e poi «i negozi che aprono sono sempre più spesso dei tentativi di intraprendere una nuova attività imprenditoriale perché non si trova altro lavoro o perché si è stati licenziati». Il risultato è che restano aperti poco (in media da 7 mesi a un anno) o cambiano in poco tempo nome e ragione sociale. È quello che viene chiamato turn over, un fenomeno che ormai riguarda quasi il 30% delle attività. Insomma, la crisi sta mutando profondamente il tessuto produttivo della città, oltre che comportare le desertificazione di strade a fronte dell'avanzata di esercenti stranieri, cinesi prima di tutto. In centro, via del Tritone è stata tra le prime strade a scontare la crisi e la chiusura dei negozi; casi emblematici sono anche quelli di via dei Pastini dove quattro negozi di chincaglieria cinese hanno preso il posto di negozi tradizionali in cinque anni. Anche le strade simbolo dello shopping romano soffrono. Un esempio, viale Marconi dove a far chiudere i negozi ci pensano gli affitti troppo alti a fronte di affari sempre più in picchiata. Hanno tirato i remi in barca marchi come Frette, leader nella biancheria di prestigio e la catena Co.Import, tempio delle idee per la casa. Cosa fare? « Dichiarare veramente guerra all’abusivismo commerciale e non fa rispettare le regole - chiosa Giammaria - . Lo stiamo verificando in questi giorni di pre saldi».

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