Può sembrare una provocazione e per certi versi è così. La libertà di culto per i cattolici, da cui è scaturita la «fortuna» della religione stessa, potrebbe essere nata proprio qui, a Prima Porta, nella periferia nord di Roma, dove dal 1629, sorge una delle parrocchie più antiche della Capitale: Santi Urbano e Lorenzo. La leggenda narra, infatti, che il 27 ottobre di circa millesettecento anni fa, nel cielo che sovrasta questo tratto della periferia della Città eterna, apparve una Croce a Costantino. Un presagio per annunciare all'imperatore l'imminente vittoria contro Massenzio a Ponte Milvio. Vittoria non solo del sovrano e dell'impero romano ma di tutti i Cristiani fino a quel momento oggetto di genocidi e persecuzioni. A ricordare il prodigio c'è una grande effige sulla parete della collina in cima alla quale è ancora ben conservata la villa di Livia Drusilla, moglie di Ottaviano Augusto. All'interno della villa, rinvenuta grazie agli scavi del 1963, è stata trovata la grande statua di Augusto oggi esposta ai musei Capitolini. Brevi riferimenti per dare un'idea di quanto quest'area sia pregna di storia e tradizione. Si potrebbe quasi azzardare che qui sorge la seconda «culla» del cristianesimo. Eppure la società, come spesso accade nei confronti dei patrimoni da tutelare e delle memorie da tener vive, sembra non tenerne conto. Il quartiere da anni è infatti abbandonato a se stesso e al degrado. «La piazza di Prima Porta - ci spiega il parroco polacco padre Tommaso - è spesso presa d'assalto da tanti stranieri vagabondi, in prevalenza romeni, spesso ubriachi». Sono molti in questo quadrante i cittadini romeni ai quali vanno ad aggiungersi i rom del campo sito a un paio di chilometri dalla parrocchia: «La maggior parte - continua il parroco - è gente per bene che non ha avuto difficoltà a integrarsi con la società. Tuttavia vi è una piccola fetta di questa comunità che crea problemi soprattutto legati alla sicurezza». E le istituzioni latitano. «Di notte l'illuminazione è scarsa, così come scarsa è la presenza di forze dell'ordine. Ci sono stati casi di aggressione che spingono i residenti a uscire poco di casa la sera. Anche dal punto di vista del decoro poco è stato fatto. Per fortuna - conclude il sacerdote - qualcosa negli ultimi tempi sembra muoversi». Con l'aiuto delle istituzioni o meno, comunque, la parrocchia va avanti e lo fa cercando di aiutare la comunità straniera presente nel quartiere (con la distribuzione di pacchi di alimenti 2 volte al mese, con il centro di ascolto a cui si rivolgono ultimamente anche molti italiani e con altre iniziative solidali) e mantenendo alte la memoria e le tradizioni. Molte sono infatti le celebrazioni che ogni anno vedono la comunità parrocchiale impegnata in ferventi organizzazioni. Dalla via Crucis vivente del Venerdì Santo, al cosiddetto «palio delle galline». Festa, quest'ultima, a tema «antica Roma» dove, per la gioia dei più piccoli, vengono liberate per le strade del quartiere decine di galline bianche. La ricorrenza vuole celebrare un'altra delle tantissime mitologie del posto. Secondo la leggenda, infatti, un'aquila liberò incolume nel pollaio di Livia Drusilla, quando ancora era fidanzata con Augusto, una bellissima gallina bianca, segno interpretato dagli oracoli di buon auspicio per i fasti dell'impero. Ma l'evento più importante è sicuramente quello che celebra l'apparizione della Croce a Costantino, di cui un anno fa è stato ricordato il 17° centenario: processioni a cavallo, cortei, caroselli, scenari da antica Roma e Cardinali, fanno da cornice a un imperdibile appuntamento annuale carico di suggestione e spiritualità.
Tra degrado e tradizioni antiche
Qui apparve la Croce a Costantino che concesse libertà di culto ai cristiani
