Roma Capitale

Una comunità ripartita «dal basso»

Quando in processione si vedevano attori e giocatori della Lazio

A dispetto della struttura semplice e all'apparenza piuttosto moderna, la parrocchia di S. Maria Immacolata a Grottarossa esiste dai primi anni del secolo scorso, quando in quest'area, periferia nord della Capitale tra Saxa Rubra e Corso Francia, ancora non era stata costruita la Flaminia Nuova, arteria che l'attraversa, e tutt'intorno c’erano solo pascoli. A conferirle una forte identità fu un potente industriale torinese il quale, trasferitosi a Roma, comprò tutto il terreno circostante fino, quasi, a Prima Porta e fece della zona un'area industriale e contadina. Da lì alla nascita di un'intera comunità prevalentemente operaia il passo fu breve e la parrocchia divenne ben presto il punto di riferimento della popolazione. E tale rimase per molti anni. Ora, vuoi per la nascita di altre parrocchie, vuoi per i cambiamenti che hanno stravolto la morfologia del territorio, questa esclusività si è un po' persa, anzi, da centro nevralgico di migliaia di lavoratori, ora l'Immacolata conta poco più di 2mila parrocchiani, per un'estensione territoriale di circa 10 km, in prevalenza occupata dal Parco di Veio. Per tale motivo, come spiega don Valerio Bortolotti «chi si vede costretto a fare tutto questo tragitto in macchina, è molto probabile che scelga un'altra parrocchia, di un altro territorio ma più facile da raggiungere». Il parroco di Santa Maria Immacolata non ha assistito alla trasformazione della parrocchia nei decenni passati perché ha raccolto il testimone, da soli tre anni, di don Giacomo, che qui è rimasto per ben 41 anni. Don Giacomo è stata una figura per certi aspetti controversa: amato e odiato, carismatico, burbero, schietto, ma anche compagnone, generoso e molto comunicativo. Talmente tanto che si racconta che conoscesse tutti i cardinali e addirittura avesse rapporti confidenziali con i vari Papi che si sono succeduti nel suo quarantennio da parroco. Oggi don Giacomo si gode la meritata pensione nei palazzi canonici di San Giovanni in Laterano e come è facilmente immaginabile, il drastico cambiamento nella comunità parrocchiale si è fatto sentire, anche nelle cose pratiche. Ci porta un esempio significativo lo stesso don Valerio: «La processione dell'Immacolata (grande tradizione della parrocchia, ndr) grazie alle conoscenze del parroco precedente, annoverava la partecipazione di alte sfere ecclesiastiche, personaggi del mondo dello spettacolo, attori e anche calciatori della Lazio. Le offerte e le donazioni non si contavano e parteciparvi sembrava quasi un lusso. Oggi è una cerimonia molto più umile». Eppure vien da dire che forse il carisma e il protagonismo, hanno lasciato il posto a quello di cui ora si sente maggiormente bisogno: la spiccata umanità di don Valerio. La stessa che per reperire i 200.000 euro per ristrutturare il tetto della chiesa, non ti spinge a interpellare i piani alti del vicariato, ma ti fa organizzare un mercatino con i parrocchiani la domenica. Ci vorrà molto certo, ma la soddisfazione a risultato ottenuto sarà impagabile. Quella umanità che fa sì che per il 50esimo compleanno i ragazzi della comunità parrocchiale ti riempiano la parete dell'ufficio con numerosissimi post it con auguri, prese in giro e messaggi affettuosi come quelli che si scrivono ad un vero amico. Perché don Valerio, che il Papa magari non lo conosce personalmente, è questo per la sua gente: un amico e un sognatore. «Sono arrivato in questa parrocchia a settembre del 2010 e continuo a sognare. Affido i miei sogni allo Spirito Santo e alla nostra Patrona, perché li raddrizzino e li realizzino».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.