Roma Capitale

L’elementare batte cassa per la linea Adsl. Un genitore: non pago

Un contributo volontario di venti euro per«l'acquisto di beni e servizi utili all'attività scolastica». È la richiesta pervenuta in questi giorni ai genitori degli alunni che frequentano l’istituto...

Un contributo volontario di venti euro per«l'acquisto di beni e servizi utili all'attività scolastica». È la richiesta pervenuta in questi giorni ai genitori degli alunni che frequentano l’istituto comprensivo «Via Fabiola» di Monteverde Vecchio. Non è una novità: praticamente tutte le scuole della Capitale sono alla canna del gas e questo tipo di finanziamenti «privati» seppur su base «volontaria» fortemente caldeggiato diventa quasi sempre «obbligatorio» perché garantisce la continuità della didattica e la realizzazione di progeti legati all’offerta formativa. Il signor R. P. ha un bimbo che frequenta la prima elementare nell’istituto «Via Fabiola» e ha deciso di non pagare i venti euro di contributo volontario. «Non è giusto - dice R. P. - passi la colletta per la carta igienica e i pacchi di risma per le fotocopie. Questi soldi invece dovrebbero servire per potenziare l’attività di computer, la linea Adsl servizi di cui mio figlio non usufruisce. Mi sembra assurdo che la rischiesta sia stata allargata anch ai bimbi delle elementari che in sala computer non ci mettono proprio piede. Senza contare che mi tocca pure pagare quattro mesi di mensa tutti assieme perché solo ora sono arrivati i bollettini tra l’altro con una cifra sbagliata».

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