Hanno occupato piazza Venezia e parte di via del Corso, dopo aver chiuso il locale, bloccando in poco tempo tutto il traffico del centro al grido «ridateci i tavolini». E non si sono mossi di lì finché è arrivato un foglio di carta dal Campidoglio che, di fatto, ha concesso per 60 giorni una moratoria di tutti i piani di massima occupabilità, che tagliano e in molti casi azzerano i tavolini all’aperto. La protesta di almeno 600 esercenti, guidati dalla Lupe Roma e dall’Associazione Bar e Gelaterie è andata avanti l’intera mattinata e ha "costretto" l’assessorato al commercio a trovare una soluzione rapida per far spostare dalla piazza quel fiume di persone che ha impedito per più di trenta minuti a macchine, autobus, perfino motorini di attraversare piazza Venezia. Immediate sono iniziate le trattative tra una piccola delegazione di manifestanti e l’assessore Marta Leonori. Assente, invece, la presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi, raggiunta dalla Leonori telefonicamente, così come il sindaco Marino, presente in Campidoglio ma non intenzionato a ricevere gli esercenti. Verso l’ora di pranzo è arrivata la soluzione che le associazioni di categoria hanno definito «un primo passo». Lunedì si valuterà insieme all’assessore, alla presidente Alfonsi, al presidente della commissione capitolina al commercio Orlando Corsetti e alle associazioni di categoria, tra le quali la Confcommercio che però non ha partecipato alla protesta, se ci sono gli estremi per concedere una sospensione di 60 giorni dei piani. O, detto alla Leonori «i piani entreranno in vigore il prossimo primo gennaio ma l’amministrazione concederà 60 giorni di tempo agli esercenti per adeguarsi. Nel frattempo sarà attivo un tavolo tecnico di confronto per la valutazione di eventuali criticità». A precisa domanda, «il 2 gennaio se un esercente non si è adeguato ai piani, i vigili potranno multarlo?», l’assessore ha risposto «no». Solo un primo passo per Lupe e Associazione Bar e Gelaterie pronte a scendere nuovamente in piazza se alle parole non seguiranno fatti concreti. Mentre la trattativa in Campidoglio era in corso gli esercenti continuavano a sparpagliarsi per piazza Venezia riversi tutti in strada. Non sono mancati momenti di tensione con le forze dell’ordine, in particolare quando la polizia ha preso e caricato sul furgone un manifestante, rilasciato dopo pochi minuti. «Non si scherza con chi da questi piani perderà il locale e sarà costretto a licenziare i suoi dipendenti», le parole di Roberto Lisi, che ha un locale a Campo de’ Fiori. «Mi hanno ridotto l’occupazione del 75% - spiega Majd che ha due locali e un totale di 52 dipendenti – pago 36 mila euro di affitto al mese e sarò costretto a licenziare su entrambi i locali almeno 38 dipendenti». In piazza c’erano anche lavoratori, come Massimo Galanti che da 18 anni lavora in un ristorante: «Ho paura perché in questo locale hanno già licenziato per colpa della crisi. E poi come potremo spiegare ai turisti che non possono più sedersi all’aperto?». In prima fila a protestare anche i ristoratori storici come Gabriele Di Rienzo a piazza del Pantheon: «Chiediamo di essere ascoltati e invece nessuno fino ad oggi di questa amministrazione ci ha mai degnato di una parola. A me hanno ridotto del 20% l’occupazione, certo che sarò costretto a licenziare». Di licenziamenti parla anche Massimo Catalano, accanto a Edda Montanari che su otto dipendenti conta di tenerne soltanto due. Gli esercenti hanno continuato a protestare tenendo il locale chiuso fino a sera.
Assedio al Campidoglio di ristoratori e baristi
Serrata e manifestazione contro l'addio ai tavolini all'aperto in centro storico. E l'assessore Leonori congela il piano
