Un «attacco» a sorpresa che i politici del centrosinistra capitolino hanno respinto al mittente. Non senza lasciare sul campo qualche ferito. L’emendamento Lanzillotta al decreto Salva Roma dopo aver provocato uno tsunami che rischiava di far crollare il Campidoglio, è stato "accantonato" dal governo Letta. Un salvataggio in extremis arrivato in serata quanto già l’"esercito romano" era partito all’attacco frontale con i colleghi dei «palazzi alti». L’emendamento dell’ex assessore capitolino ai tempi di Rutelli, periodo in cui si privatizzò parte di Acea e la Centrale del Latte, era stato approvato in Commissione Bilancio al Senato con il solo voto contrario di Fi. Di fatto si dava il via libera, tra l’altro, alla cessione di quote di Acea, mantenendo solo quelle necessarie al controllo, al licenziamento del personale delle partecipate in perdita e alla liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico locale, raccolta dei rifiuti e spazzamento strade. Un disastro politico per un centrosinistra che nella scorsa consiliatura ha condotto una battaglia in Assemblea capitolina senza precedenti proprio contro la delibera targata Alemanno sulla cessione del 21% delle quote Acea. Dura la reazione, già dalle prime ore, del deputato Pd Umberto Marroni che guidò da capogruppo in Campidoglio la battaglia contro la privatizzazione Acea. «Anche il più ottuso liberista, oltre ad ammettere il fallimento delle politiche delle privatizzazioni nei servizi strategici, come dimostrano i casi Alitalia e Telecom, non svenderebbe mai, perché di svendita si tratta, le aziende pubbliche peraltro in un momento di crisi». Di seguito praticamente tutti i consiglieri comunali e municipali di Pd e Sel. Frattura enorme registrata anche in casa Grillo. In commissione Senato infatti i grillini hanno dato voto favorevole all’emendamento provocando la reazione dei colleghi capitolini di «assoluta contrarietà». Sul fronte del centrodestra il senatore FI, Francesco Aracri, unico partito a votare contro, aveva già chiamato la città alla protesta: «Un emendamento irresponsabile e brutale proposto da chi non conosce aziende e lavoratori ma molto bene i salotti e le società di consulenza». Ma a far credere davvero che la «Lanzillotta mission» fosse mortale sono state le prime parole del sindaco Marino che, nel bel mezzo della crisi di nervi del centrosinistra dichiarava: «Faccio il sindaco, questa è una tematica che si sta affrontando in Parlamento». Una riunione di maggioranza convocata d’urgenza ha fatto poi precisare al primo cittadino: «Acea deve restare in mano pubblica, la nostra posizione è dunque di ferma contrarietà all’emendamento votato in Commissione Bilancio del Senato». Clima rovente in Campidoglio. E non si raffredderà così in fretta come qualcuno auspica.
Acea e la crisi di nervi Pd
di Susanna Novelli Un «attacco» a sorpresa che i politici del centrosinistra capitolino hanno respinto al mittente. Non senza lasciare sul campo qualche ferito. L’emendamento Lanzillotta al decreto...