Roma Capitale

Parola d’ordine: accoglienza

C’è una sola scuola e la chiesa è il punto di riferimento dei giovani

Si commuove Padre Dario Frattini quando ricorda i suoi tre anni trascorsi a Calcutta, in mezzo alla miseria vera «dove intere famiglie vivono in strada», dove, senza voler scadere nella retorica, le priorità rispetto alla società in cui viviamo sono ben altre. Padre Dario è bresciano e da due anni guida la comunità di San Giulio a Monteverde. Ha uno spirito comunicativo e più di una volta si emoziona. Lo ha fatto parlando della sua esperienza in India ma anche dei ragazzi e delle famiglie che affollano la sua chiesa. Nonostante le tante, troppe criticità: «Per certi versi ci sentiamo un po' penalizzati rispetto ad altre parrocchie - afferma il sacerdote 44enne - In primis perché la struttura di questa parrocchia, nata oltre 50 anni fa, è incompleta e con ogni probabilità lo sarà per sempre». Effettivamente accanto agli uffici parrocchiali c’è un grande spiazzo, ormai divenuto un ampio terrazzo. Qui doveva sorgere la chiesa, ma i lavori non sono mai stati ripresi. Perciò le celebrazioni liturgiche vengono celebrate in quella che originariamente doveva essere una piccola cripta. La seconda «anomalia», di cui parla Padre Dario, è la composizione territoriale della parrocchia che abbraccia un'area molto densa di popolazione, tra due grandi vie (Donna Olimpia e via dei 4 Venti). In tutto il territorio però è presente una sola scuola, quando le scuole sono il principale «collettore» di giovani con cui creare e coltivare la comunità. «Nonostante questo - riprende padre Dario - quest'anno stiamo preparando più di 60 ragazzi per la Cresima, perché abbiamo fatto nostra quella che è una delle "parole d'ordine" di papa Francesco: l'accoglienza». Anche se purtroppo spesso mancano gli strumenti adeguati: «Criticità strutturali a parte, ormai siamo in sovrannumero e con questi spazi angusti non c'entriamo più. Ma il vero problema è la mancanza di persone qualificate che si occupino dell'educazione spirituale dei ragazzi». E qui arriviamo alla seconda parola d'ordine cara al Santo Padre: formazione. Spiega il parroco: «A volte di fronte ad alcune problematiche di oggi mi sento impotente perché so che da solo non posso farcela». Perché a suo dire c'è tanta scarsità di giovani catechisti o di persone che siano in grado di «insegnare» la fede? «Perché ormai si è persa la volontà di nutrire lo spirito». E questo, secondo il parroco, non è un problema che riguarda solo la società civile ma anche gli stessi sacerdoti. «Un giorno un vescovo disse: "i preti dovrebbero smettere di pensare di prendere i voti per fare la bella vita". Ecco - chiosa - io sono perfettamente d'accordo con lui». A tal proposito padre Dario torna a nominare Papa Francesco e, ancora una volta, gli si illuminano gli occhi: «Se mai dovessi avere l'occasione di parlargli ripeterei la sua stessa frase: "Chiesa povera, per i poveri". Che lo sia davvero, perché solo così possiamo recuperare quella spiritualità perduta, per poterla trasmettere anche agli altri. Se non ci fossero le parrocchie - conclude padre Dario - perderemmo forse uno dei pochi supporti che questa società ci offre. Noi ogni giorno aiutiamo le persone in tutti i modi. Con opere caritatevoli ma anche con aiuti concreti. Ci prendiamo cura degli anziani, che rispondono alle nostre iniziative con grande entusiasmo. Diamo aiuti alle persone in difficoltà come possiamo. Oggi un padre divorziato che dalla vita ha perso tutto mi ha chiesto un lavoro. Gli ho offerto di ridipingere le pareti della parrocchia, un lavoro umile ma che gli permette di andare avanti. Mi ha ringraziato con le lacrime agli occhi».

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