TIVOLI È guerra tra il Comune di Tivoli e Acque Albule, la società partecipata che gestisce le terme di acqua sulfurea, in mano al municipio per il 60% delle azioni. Al centro del contenzioso l’assemblea dei soci con cui lo scorso agosto è stato defenestrato uno dei membri del consiglio di amministrazione, Francesco Di Romano. Il braccio di ferro, nato a causa della vendita degli appartamenti di proprietà della società, però non è piaciuto al municipio, che ha messo nero su bianco il proprio disappunto con una delibera di giunta, la numero 123, con cui si certifica che «la deliberazione in questione appare viziata sotto diversi profili di legittimità anche in quanto assunta in violazione dei doveri di correttezza nei rapporti sociali». Parole chiare, anticipate qualche settimana fa dallo stesso commissario prefettizio Alessandra de’ Notaristefani di Vastogirardi, che aveva parlato di «una grave offesa al Comune e ai cittadini». Alla fine dunque sono arrivati anche i primi atti ufficiali, con l’impugnazione della deliberazione dell’assemblea al centro del contendere. È stato invece congelato, invece, il capitolo riguardante la privatizzazione completa dell’azienda, avviato dalle amministrazioni comunali precedenti e attualmente fermo, vista la fine prematura del governo Gallotti. Stando all’ultima perizia il valore complessivo dell’azienda sarebbe di trenta milioni di euro, una bella boccata di ossigeno per le dissestate casse tiburtine.
Viziata la vendita degli alloggi di Acque Albule
TIVOLI È guerra tra il Comune di Tivoli e Acque Albule, la società partecipata che gestisce le terme di acqua sulfurea, in mano al municipio per il 60% delle azioni. Al centro del contenzioso l’as...
