C'è un episodio che Padre Vincenzo Sanz Tobes racconta con grande emozione. «Subito dopo l'elezione di Francesco - dice il parroco del Sacro Cuore Immacolato di Maria - sono andato in giro per le benedizioni pasquali delle case. Ero in un'abitazione molto umile e una signora mi ha raccontato che proprio lì, qualche giorno prima, era seduto il nuovo Papa. Bergoglio aveva conosciuto suo fratello perché era nunzio in Argentina e ora che era scomparso aveva voluto visitare l'anziana donna. Si trovava a Roma per il Conclave, ma lei non immaginava proprio chi aveva difronte. Lo scoprì qualche giorno dopo e scoppiò in lacrime, vedendolo affacciarsi a San Pietro dopo la fumata bianca». È solo uno degli episodi che il parroco spagnolo ha vissuto in questi due anni, da quando gli è stata affidata la quinta basilica più grande di Roma, che si trova su piazza Euclide, nel quartiere Parioli. Era la chiesa di Juan Carlos di Borbone e di Totò. Ora la frequentano politici e grandi manager, costruttori e ricchi professionisti, ma anche tanta gente semplice. Una delle principali attrattive è il grande presepe poliscenico, tanto famoso che l'anno scorso voleva visitarlo anche Benedetto XVI. Si era informato discretamente perché desiderava andare senza creare troppo clamore. «Purtroppo - si rammarica Padre Vincenzo - abbiamo dovuto fargli sapere che si trova nella vecchia cripta dove si accede con una scala piuttosto scomoda per una persona di una certa età. E il Papa ha dovuto rinunciare». Lo stile della basilica è quello eclettico dell'architetto Armando Brasini, che la disegnò in epoca fascista. Ben 28 colonne circondano l’enorme e incompleta struttura che avrebbe dovuto essere sormontata da una grandiosa cupola, mai realizzata perché troppo costosa. Dentro ci sono opere di grande valore, come i dipinti del pittore armeno Gregorio Sciltian, nel battistero. Ma il tutto è molto freddo e disadorno. «È troppo grande e dispersiva per i matrimoni ma perfetta per i funerali - dice padre Vincenzo - Dei primi ne abbiamo uno all'anno e degli altri quasi 50. È una chiesa imponente ma fredda. A volte, mi sembra troppo distante dalla gente, anche fisicamente. Quando parlo dall'altare vedo i fedeli troppo lontani. Anche per questo amo fare prediche brevi, ben pensate. Preferisco cinque minuti di attenzione a un quarto d'ora di dottrina. So bene che la cosa più importante non è quello che io dico ma quello che loro ascoltano». Padre Vicente, che ora si fa chiamare Vincenzo, è missionario claretiano e questa è la sua prima esperienza da parroco. Poco a poco è riuscito ad accorciarla, questa distanza. Figuriamoci se non riusciva a vincere il freddo, proprio lui che ha viaggiato fino al circolo polare artico, dove è stato tra i fondatori della chiesa più a nord del pianeta. Quella di Murmansk, che ora ha un rapporto preferenziale con la basilica dei Parioli. «Qui - racconta - la gente è molto gelosa della sua privacy, ma una volta entrati in contatto, le porte si aprono». C'è poi un centro di ascolto che aiuta le persone a trovare un lavoro. A rivolgersi alla parrocchia sono per lo più extracomunitari ma la domanda supera di gran lunga i posti disponibili. «Ce la mettiamo tutta – racconta Padre Vincenzo – Abbiamo fatto anche un corso di formazione per badanti, che è il mestiere più richiesto. Così riusciamo ad aiutare anche le persone anziane e sole, che hanno bisogno di assistenza e spesso possono ospitare in casa chi li aiuta». La parrocchia organizza anche un corso di informatica per anziani. E poi c'è la rivista «La Corda» che intervista personaggi famosi e informa delle attività.
La chiesa di re Juan Carlos e Totò
Quella visita del cardinal Bergoglio a un’anziana prima del conclave
