Roma Capitale

Cremonesi non molla. Si rivolge al tribunale

Nel ricorso presentato si dimostra che non è possibile votare una «sfiducia in bianco»

Naufragato «l’accordo della staffetta», i contrasti interni alla Camera di Commercio di Roma sono arrivati in tribunale. L’attuale presidente Giancarlo Cremonesi ha impugnato davanti al Tar del Lazio, con un provvedimento d’urgenza, la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti e che giovedì sarà sottoposta al voto del Consiglio camerale. Se domani la sezione III ter del Tribunale amministrativo dovesse decidere di concedere una sospensiva, salterebbe l’elezione del nuovo presidente, designato in Lorenzo Tagliavanti. Il cosiddetto «accordo della staffetta» prevedeva infatti che allo scadere di metà mandato Cremonesi, espressione degli industriali, dovesse avvicendarsi con un esponente del mondo delle piccole e medie imprese, scelto appunto nel direttore della Cna di Roma Tagliavanti. Il venir meno al patto, avrebbe portato alcuni consiglieri a modificare lo statuto della Camera di commercio per poter sfiduciare il presidente. Ed è proprio questo il punto contestato nel ricorso presentato ieri dai legali di Cremonesi ai giudici amministrativi. «La mozione di sfiducia - si legge nell’atto - come pure l’introduzione dell’articolo 27 bis nello statuto camerale, sono illegittimi in quanto celano al proprio interno ragioni squisitamente politiche di rimozione del presidente della Cciaa. Tali diposizioni sono inficiate da un macroscopico eccesso di potere per sviamento». Nel ricorso vengono ripercorse le tappe della vicenda che hanno portato alla "rottura" interna all’assemblea di piazza di Pietra. Nella riunione del 30 settembre scorso è stato votato il «Documento per una svolta programmatica», contenente l’invito a Cremonesi di dimettersi dalla carica di presidente. Fallito il tentativo, il 22 ottobre, 22 consiglieri hanno presentato una proposta di modifica dello Statuto camerale per inserire l'articolo 27 bis: «Mozione di sfiducia al Presidente e alla Giunta». Modifica poi approvata nella riunione del 4 novembre. Trascorsi appena due giorni dall’entrata in vigore dell'articolo, gli stessi 22 consiglieri hanno chiesto la sfiducia di Cremonesi, colpevole di aver abbandonato la sua «posizione di neutralità» e di aver «progressivamente perso di credibilità nei confronti della maggior parte dei consiglieri, ponendosi in una posizione di pubblico conflitto». In base alla nuova norma introdotto nello statuto, il presidente è stato costretto lo scorso 27 novembre a convocare per il 12 dicembre il Consiglio camerale con all’ordine del giorno la votazione della mozione di sfiducia e l’elezione del nuovo presidente. «Si è assistito - si legge nel ricorso presentato al Tar - al brutale asservimento dell’istituzione per perseguire "logiche camerali" che nulla hanno a che vedere con l’interesse pubblico. Il presidente ha un ruolo di garanzia delle prerogative dei singoli consiglieri, svincolato da un loro rapporto di fiducia. Nessuna Camera di commercio del Paese si è mai dotata di un meccanismo di sfiducia «in bianco, da proporre anche nei casi in cui non si discute del rispetto da parte del presidente delle norme di legge, di statuto e di regolamento».

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