Roma Capitale

A scuola dal guru del tiki-taka

Il papà della cantera del Barça Horst Wein arriva nella Capitale «Per vincere da grandi bisogna prima divertirsi da bambini»

Il calcio inizia dalla testa e termina nei piedi. Partono da questo semplice concetto i successi della mitica cantera , il settore giovanile del Barcellona. Una fabbrica di campioni ispirata negli anni ’70 da Horst Wein, l’«allenatore degli allenatori» che dal 10 al 12 gennaio sarà al centro sportivo Sporting Life di Mentana con il corso «Come sviluppare calciatori più intelligenti». Il «guru» tedesco, che negli ultimi 25 anni ha diffuso il suo verbo tra più di 11mila addetti ai lavori in oltre 60 Paesi del mondo, sarà coadiuvato da Marcello Nardini, ex portiere dell’Hannover 96 e riferimento italiano della Horst Wein Association, e dall’analista di Calcio 4D Adriano Bacconi. Mostreranno le tecniche del metodo «Il calcio a misura di ragazzi», adottato anche dalla federazione spagnola e premiato da quella italiana. Si tratta ad esempio del «Brain Kinetic», una serie di esercizi grazie alla quale i ragazzi possono sviluppare un mix di istinto di gioco e intelligenza motoria allenandosi con bende sugli occhi e palloni sonori o da rugby. Tra i segreti del metodo Wein anche il «FUNi ñ o», uno speciale calcetto tre contro tre praticato su un campo con quattro porte, una tecnica con la quale sono «cresciuti» campioni del calibro di Xavi. «Il gioco dovrebbe essere sempre il maestro e non l’allenatore: prima percepire, poi capire tutto ciò che si è visto per prendere decisioni corrette e finalmente saper eseguire ciò che il cervello ha detto», è uno dei mantra di Wein. Uno che ha formato tecnici ed educatori in squadre come Barcellona, Inter, Arsenal, Schalke 04, Villareal, Bayer Leverkusen, e per federazioni del calibro di Spagna, Germania, Inghilterra, Scozia, Danimarca, Colombia, Uruguay, Costa Rica, Australia e Zambia. Eppure non ha mai allenato una squadra di calcio. «Basta con allenatori e istruttori - è un altro suo insegnamento - non si deve istruire nessuno. Nel calcio è arrivato il tempo dei formatori, che devono svolgere il ruolo di servitore dei ragazzi. Devono guidarli alla scoperta del gioco e stimolarli con una grande varietà di esercizi. Devono farli pensare attraverso domande, perché possano risolvere da soli i problemi. E soprattutto bisogna buttare via tante cose». La più importante? «È necessario eliminare il sistema competitivo fin dai più piccoli. Campionati, classifiche e stress portano solo negatività. E non permettono ai bambini di essere liberi, creativi e avere il pallone tra i piedi per il tempo necessario». Parole visionarie ma che la storia recente del calcio, segnata dai colori blaugrana del Barça e da quelli giallorossi della nazionale spagnola, sembra confermare. A vincere da grandi spesso sono quelli da piccoli hanno pensato soprattutto a giocare.

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