Per Ilaria Ricciardi, titolare di una profumeria in viale delle Province la parola crisi è strettamente collegata ai «centri commerciali». Ma Ilaria non ce l’ha con le strutture in sé, quanto con i consumatori che le frequentano abitualmente. La «colpa» dunque non è dei centri commerciali, signora Ricciardi? «No, penso piuttosto della mancanza di consapevolezza della gente. Vorrei sfatare un mito, quello dei prezzi più bassi che si praticano nelle grandi strutture. Non è affatto così. Provate davvero a fare un giro nei negozi dei centri commerciali e confrontate i prezzi sugli stessi prodotti venduti nei piccoli negozi, vedrete che non c'è tutto quel risparmio che viene pubblicizzato». E allora perché, secondo lei, i centri commerciali piacciono e richiamano così tanti consumatori? «Perché nel tempo si sono creati dei miti e i miti sono difficili da sfatare. E poi sono diventati centri di aggregazione direi quasi primaria, per i ragazzi hanno sostituito la vecchia piazza o il vecchio muretto. Ci si va, inoltre, con l'idea che si trova qualsiasi cosa quando spesso invece sono i grandi marchi a popolare questi centri, tutti uguali e tutti con gli stessi prodotti, mentre i piccoli negozi spariscono». Non salva proprio nulla dei centri commerciali? «Possono stare aperti quando vogliono e a qualsiasi ora, possibilità che in teoria abbiamo anche noi con la differenza che loro possono farlo davvero mentre per noi piccoli è praticamente impossibile visti i costi che dovremmo affrontare in un'ipotesi del genere». Lei come resiste? «Tagliando su tutto, luce, telefono, tranne che sui dipendenti che voglio mantenere a tutti i costi perché è gente diventata di famiglia, che senza questo lavoro non so come finirebbe». C’è chi sostiene che infondo i centri commerciali sono fatti di piccoli negozi, dunque qual è il problema? «Non è così. I piccoli negozi non esistono in una grande struttura perché i costi di gestione sono troppo alti e di questi tempi un piccolo imprenditore non può certo permettersi di spendere cifre del genere. Si tratta di grandi marchi o di franchising». A Roma sono stati autorizzati altri dodici nuovi centri e cinque grandi strutture di vendita, cosa ne pensa? «Che è alla fine per i negozi al dettaglio. Voglio lanciare una provocazione, cosa succederebbe se tutti i piccoli negozi per un solo pomeriggio spegnessero le luci delle loro insegne? Roma sprofonderebbe nel buio perché interi quartieri non hanno neanche neanche l’illuminazione pubblica. Forse, se noi commercianti riuscissimo a organizzare una simile protesta potremmo dare esattamente l’idea di quello che può accadere nella nostra città di qui a poco».
Sono miti da sfatare
Per Ilaria Ricciardi, titolare di una profumeria in viale delle Province la parola crisi è strettamente collegata ai «centri commerciali». Ma Ilaria non ce l’ha con le strutture in sé, quanto con i...