Se si entra nella parrocchia Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo in una mite e soleggiata giornata romana, ci si rende subito conto di quanti giovani e giovanissimi ne affollano l'ampio cortile. Una comunità che negli anni si è formata intorno a questa chiesa nata 50 anni fa nel cuore di Giardinetti, sulla Casilinia. Don Franco da 31 vede persone che entrano per poi, la maggior parte, rimanere: «In tutti questi anni la chiesa è diventata un vero e proprio punto di riferimento per molti abitanti del quartiere - spiega - al suo interno si sono create molte amicizie che nel tempo si sono consolidate. I ragazzi vengono qui giovanissimi con il campo scout o con le attività dell'oratorio e si mettono a disposizione della parrocchia entrando a farne parte a 360 gradi». Don Franco è il terzo parroco di questa chiesa che a marzo ha festeggiato il suo primo mezzo secolo. Deve il suo nome alla volontà di padre Spallanzani che nel 1961 apponendo la prima pietra decise di utilizzare questo termine che stava ad indicare appunto la rinascita di quest'area nel cuore dell'agro romano, ai tempi abbandonata, paludosa e preda della più totale incuria. Oggi la parrocchia è il simbolo della rinascita di questo quartiere periferico di Roma, nelle cui vicinanze sorgono un ospedale e una università. «Ciò che contraddistingue questa comunità - continua don Franco - è il senso di appartenenza dei suoi componenti che si manifesta sotto diversi aspetti. A partire proprio dalla volontà di mettersi a disposizione della vita parrocchiale e quindi del prossimo». Fiore all’occhiello è l'oratorio in cui «ci si prende cura l'uno dell'altro» ma soprattutto, «ci si prende cura dei ragazzi con problemi che nel corso degli anni hanno abbandonato la chiesa per strade più pericolose come droga e criminalità». Donne e uomini «recuperati» che si rendono a loro volta disponibili per aiutare quanti, come loro in passato, hanno bisogno di ritrovare se stessi. Questo aspetto di collaborazione e solidarietà reciproca è centrale per don Franco. Chiunque a suo dire, dalla Chiesa deve ricevere ma anche dare, contribuendo al felice svolgersi dell'attività parrocchiale. «Abbiamo padri di famiglia che talvolta si organizzano per un vero e proprio "servizio d'ordine" in occasione di alcuni importanti appuntamenti liturgici, durante i quali la chiesa può essere "invasa" da chi con essa ha poca dimestichezza». E ancora, veri e propri gruppi di lettura vengono formati e si consolidano nel tempo, perché come tiene a sottolineare Don Franco, «leggere i brani della Scrittura durante la santa Messa è un'attività meno semplice di quel che può sembrare ed è bene lasciare poco spazio all'improvvisazione». Ma è sempre quello sociale l'aspetto di maggior rilievo. Oltre al recupero di persone in difficoltà, degno di nota è il servizio che la parrocchia offre alla cittadinanza in collaborazione con l'Avis: in media 5 volte al mese, da 30 anni, viene istituita all'interno della struttura un'autoemoteca, per la donazione del sangue. Iniziativa che da sempre vede un'enorme affluenza di tutta la popolazione del quartiere e non solo. È una chiesa aperta quella gestita da Don Franco, anche a chi non ne accetta i precetti: «Se io e te non siamo d'accordo - spiega il sacerdote - parliamone. Non potrò mai voltarti le spalle solo per questo piccolo dettaglio, perché sei mio fratello».
Simbolo di rinascita di un quartiere
Tante persone strappate a droga e criminalità ora aiutano gli altri
