Ho firmato. Il mandato è già nelle mani dell’avvocato. Una valanga di irregolarità inficia questo Bilancio. Una strage di diritto. La stessa arroganza che nel corso dei mesi ha impedito ogni dialogo si è acuita fino a raggiungere e superare i confini dell’emergenza istituzionale. Vedremo chi nel merito ha torto e chi ha ragione. Al Tar e se necessario al Consiglio di Stato. Mentre Marino ha trascorso giorni in un convegno medico ad Ankara, qui in aula si dibatte e si combatte su tutto. Ancora non riusciamo a credere che la maggioranza, nell'azzerare tutti o quasi i nostri ordini del giorno, sia stata così tecnicamente cieca. Qualcosa, in questa vicenda, per come l’hanno gestita, non quadra. Intanto, attorno, la città ribolle. La delusione dei ragazzi del Concorsone, acuita ieri dalla decisione della maggioranza di non accogliere l’ordine del giorno che prevedeva l’inserimento in Bilancio della posta economica necessaria per le assunzioni; la disperazione dei commercianti vittime delle domeniche a piedi che rovinano quel poco di incassi cui si aggrappavano nelle festività natalizie per riprendersi da un anno economicamente drammatico; la delusione di chi contava sul pagamento di almeno una tranche di Carta Roma; la costante umiliazione di un settore importante come quello della Polizia municipale. In un certo senso, per noi del centrodestra un sindaco così è un affare. Ci sarebbe quasi da essere contenti, se purtroppo con la sua azione e inazione non rischiasse di affossare Roma. A chi ci accusa di sfascismo, rispondo: politicamente sarebbe nostro interesse mantenere Marino in sella altri sei mesi, così il centrosinistra non vincerebbe più per almeno vent'anni. Ma dobbiamo pensare all'interesse di Roma che oggi corrisponde all'arrivo del commissario prefettizio. In tutto questo, per fortuna non mancano le note umoristiche, come l’incredibile giro di valzer di deleghe tra gli assessori. Una cosa di quasi nessuna incidenza e anche politicamente insensata: un’altra cortina fumogena, un tentativo crepuscolare di dare un tocco d’immagine, come una foto di famiglia dove i sorrisi non corrispondono alla verità. Negli ultimi giorni mi pareva si stesse sanando una strana anomalia romana, che vedeva il leader grillino nell’Aula Giulio Cesare, Marcello De Vito, supinamente schiacciato sulle posizioni di Marino. Poi De Vito aveva battuto un colpo, urlacchiando qualcosa di somigliante a una vaga idea di opposizione. Adesso non ho ben capito se i grillini ricorreranno anch’essi al Tar per mandare a casa il sindaco. Non vorrei che De Vito, dopo i recenti graditi segnali di resurrezione politica, tornasse politicamente a fare la badante di Marino.
Anche i grillini non ne possono più di Ignazio
di Sveva Belviso *Ho firmato. Il mandato è già nelle mani dell’avvocato. Una valanga di irregolarità inficia questo Bilancio. Una strage di diritto. La stessa arroganza che nel corso dei mesi ha...
