Le tabelle non arrivano. E quando arrivano ti dicono che l’affitto non si sgonfia. Lo scandalo dell’edilizia agevolata solo sulla carta, continua. Gli ultimi a chiederci aiuto sono state le circa 130 famiglie di militari e agenti delle forze dell’ordine impegnate nella lotta contro la criminalità organizzata, del piano di zona B39, Ponte Galeria: 100 appartamenti tra via Lorenzo Allievo e via Aldo Bibolini, e altri 33 tra via Palau e Santa Teresa di Gallura; tagli da 70-75 metri quadrati, per cui poliziotti, carabinieri e militari della Guardia di Finanza (ma anche vigili del fuoco) pagano un canone di 700-800 euro al mese, un prezzo addirittura superiore a quello di mercato per la zona. Vogliono sapere «se il Comune abbia ritoccato al ribasso gli affitti» anche per questo piano di zona. Le imprese succedute alla ex Edilcasa srl dicono di «no». E, senza una causa civile, l’affitto non si sgonfierà perché «l’impresa ci ha inviato una lettera pochi giorni fa in cui si dice che l’affitto che paghiamo è stato concordato dal ministero delle Infrastrutture che ha messo i fondi e il Comune di Roma» raccontano indignati i leader morali del Comitato di lotta spontaneo Ponte Galeria (i nomi li evitiamo perché agenti e militari svolgono un delicatissimo lavoro e non devono essere riconoscibili). Se fosse così sarebbe uno scandalo. Ma in assenza di colpi di scena, non resta che la causa civile. Che farà perdere altro tempo e soldi. Scelta obbligata dopo la lettera «di diffida inviata al Comune» sugli affitti gonfiati, inviata dagli inquilini, e due mesi fa «il ricorso al Tar». Tappa successiva la causa civile con «l’istanza di mediazione» come prevede la legge. «È già pronta - spiega il Comitato - la presentano la prossima settimana i legali del Sunia». L’edilizia agevolata, che a Roma non è riuscita ad agevolare gli unici beneficiari, i locatari, è un pozzo senza fine di amare sorprese. Il Tempo continuerà a pubblicare le tabelle con i nuovi canoni, ricalcolati e ribassati dall’Amministrazione comunale, come chiedevano 2mila famiglie, in affitto o che hanno acquistato a prezzo di mercato case costruite con il finanziamento regionale, che non era però stato detratto per stabilire il prezzo equo. Ma intanto si moltiplicano telefonate e mail di quanti hanno dovuto studiare da zero per riuscire a smascherare il folle meccanismo che li ha danneggiati. Non si salva quasi nessuno negli 11 piani di zona, da Pisana-Vignaccia per gli anziani, a Ponte Galeria, da Casale Rosso a Collefiorito, da via di Tor Cervara a via di Monte Stallonara a Romanina. Con le dovute differenze, certo. Capire in quale guaio si sono messi non è stato facile prima di tutto per loro. «Noi per esempio - spiegano - abbiamo un contratto di affitto solo per 12 anni, e i soldi che versiamo, al contrario di altri piani di zona, non riscatteranno la casa per un eventuale acquisto». Di più. «Nel nuovo contratto non è neanche previsto il diritto di prelazione. Nel vecchio c’era addirittura scritto che non potevamo pretenderlo». Nere le previsioni quando il contratto scadrà. «Andremo a pagare almeno 1.200 euro». E non si perdono solo soldi. Ma anche occasioni. «Se uscisse il bando non potremmo accedere a una casa popolare, perché - spiegano amareggiati - almeno sulla carta siamo beneficiari di un canone agevolato anche se non è così». E poi c’è la beffa. Chi è subentrato dopo, al posto di quanti si erano accorti subito che l’affitto era superiore ai prezzi di mercato, e se ne sono andati, sono riusciti ad ottenere almeno lo sconto sull’Iva, circa 70-80 euro in meno, perché l’Iva è rimasta solo sull’edilizia agevolata. «È così che sono entrati, in seconda battuta, molti stranieri, romeni, marocchini», che si ritrovano a pagare meno delle famiglie di poliziotti, carabinieri, finanzieri e pompieri. «Ma chi aveva bisogno di un tetto sulla testa è restato e ha beccato la fregatura».
Nelle case per la polizia sconti solo ai romeni
Sono state costruite per le forze dell’ordine a Ponte Galeria. Ma pagano ancora affitti gonfiati