Roma Capitale

I comitati si buttano in politica

Il movimento di quartiere Onda Sulfurea: ora basta degrado

TIVOLI TERME Il vento della rivoluzione torna a soffiare forte sul quartiere di Tivoli Terme, che dopo anni di proteste per lo stato di degrado e abbandono in cui versa la periferia baciata dall’acqua sulfurea, tenta la carta della politica, ma lontano dai grandi partiti. A nascere in questi giorni, in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo anno, quando toccherà rinnovare il parlamentino cittadino e scegliere il nuovo sindaco, è «Onda sulfurea», movimento che raccoglie la rabbia di chi cerca da tempo di migliorare il posto in cui vive. Il messaggio verso chi ha governato il Palazzo fino a ieri è chiaro e forte: finora per noi non avete fatto niente, oggi tocca a noi. «Vogliamo dare una risposta a quel senso di delusione e insieme di rivalsa generato dall’aver assistito, negli anni, ad amministrative di diverso colore politico ma di uguale scriteriata e mala gestione delle risorse pubbliche - Dicono i promotori del gruppo, Salvatore Ravagnoli, alla guida del comitato «Città Termale», e Marcello Marino - Governi che hanno operato a servizio di pochi e soliti interessi, senza occuparsi di mettere in atto un disegno di sviluppo e incremento del comune di Tivoli e dei suoi quartieri periferici divenuti borgate dormitorio». Anche sul programma le idee ci sono già: «Il programma del movimento Onda Solfurea sarà interamente creato dal basso, in piena condivisione popolare – continuano gli ispiratori - Sicurezza, riqualificazione della città, e servizi territoriali in prima linea. Lotta all’abusivismo edilizio, spinta sul punto cruciale della raccolta differenziata dei rifiuti, ma anche pubblica istruzione, cultura e aggregazione giovanile, innovazione». Cose che per molti centri sono scontate, ma che per la borgata tiburtina invece sono ancora un miraggio, tanto da costringere i residenti due anni fa a raccogliere le firme per staccarsi da Tivoli e creare un comune autonomo. Tra il campo nomadi che sorge sui terreni dell’ex polverificio Stacchini, una baraccopoli in cui vivono 500 anime in condizioni igienico sanitarie precarie, e la mancanza di servizi praticamente essenziali, i problemi sono all’ordine del giorno, a differenza delle soluzioni che non si trovano mai. L’ultimo balzato agli onori delle cronache locali riguarda i fumi di via del Barco. Esalazioni che la sera impediscono ai residenti di aprire porte e finestre, con il risultato di essere praticamente ostaggio delle proprie abitazioni. L’aria con il calar della sera diventa irrespirabile e l’esasperazione dei cittadini è arrivata alle stelle. Finora sono stati raccolti più di 100 esposti inviati alle autorità di preposte ma di soluzioni ancora non se ne vedono e i cittadini - che si sentono di serie B - preparano l’assalto al municipio.

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