Roma Capitale

Vallini: le parrocchie romane comunità vive e generose

Da domani viaggio de Il Tempo tra i fedeli e le chiese della Capitale

Da domani «Il Tempo» proporrà un vero e proprio viaggio nelle parrocchie di Roma per raccontare le storie di solidarietà e speranza che si vivono in realtà molto spesso silenziose e nascoste, che non hanno risonanza ma che costituiscono un patrimonio prezioso che merita di essere conosciuto. Abbiamo chiesto al cardinale Agostino Vallini, per presentare questa iniziativa che ha riscosso il consenso e la “benedizione” del vicario del Papa, di fare il punto sulla diocesi che guida dal 27 giugno 2008. «Cominciamo insieme questo cammino, Vescovo e popolo». Tutti abbiamo bene impresse le prime parole di Papa Francesco che si presentò al mondo come Vescovo di Roma. Come si traduce questo «camminare insieme»? «Il Santo Padre segue costantemente la vita della nostra diocesi attraverso le udienze che mi concede, nel corso delle quali ho modo di esporgli i programmi pastorali, ricevere suggerimenti e proposte per un cammino efficace della nostra chiesa. Naturalmente è mio dovere di renderlo partecipe anche dei problemi e delle difficoltà. Inoltre le visite alle parrocchie, la possibilità - a partire dal nuovo anno - a piccoli gruppi di partecipare alla Messa mattutina a S. Marta sono la forma più concreta di contatto e di conoscenza da parte del Papa della nostra realtà. Papa Francesco - come ha detto la sera dell’ elezione - considera elemento essenziale del suo ministero l’essere Vescovo di Roma». Con l’elezione di Papa Francesco e i suoi gesti così significativi c’è stato un risveglio della fede tra i romani? «Anche Roma vive il clima di interesse e di simpatia nei confronti del Papa che si percepisce in tutto il mondo, il quale si traduce in una rinnovata attenzione alla fede e alla vita religiosa. Cresce il numero di coloro che si accostano nuovamente ai sacramenti per sperimentare la misericordia di Dio, e la frequenza alla Messa domenicale è sensibilmente aumentata. Tutto ciò è una provvidenziale occasione di apertura e maturazione del senso cristiano della vita e di appartenenza ecclesiale». Il Santo Padre ha già dimostrato grande affetto e attenzione per il «suo» clero. Qual è la situazione delle vocazioni? C’è stato un incremento di seminaristi? Sono sufficienti i sacerdoti nelle parrocchie? «La presenza di tanti sacerdoti provenienti da diverse parti del mondo, giunti a Roma per perfezionare gli studi, durante i quali svolgono il ministero nelle nostre parrocchie, non permette alla gente di percepire che sarebbe necessario un numero maggiore di sacerdoti romani impegnati a tempo pieno nella pastorale, anche se la presenza di sacerdoti ospiti è un aiuto. Negli ultimi anni è cresciuto il numero dei giovani che si interrogano sul loro futuro e partecipano a itinerari di discernimento vocazionale, come pure un gruppo consistente frequenta il Seminario Romano Maggiore per l’anno propedeutico. Anche i monasteri di vita contemplativa registrano un incremento di vocazioni». Ci sono grandi aspettative per l’assemblea straordinaria d el Sinodo sulla famiglia. Qual è la situazione delle famiglie nella diocesi del Papa? Quanto si è indebolita la trasmissione della fede all’interno dei nuclei familiari? «A Roma la situazione delle famiglie non differisce da quella del resto del Paese. Molte famiglie vivono serie difficoltà per mancanza di lavoro e per la conseguente precarietà economica. Rispetto al passato le famiglie chiedono alla Chiesa un maggiore sostegno nel loro compito educativo, anche in quello di trasmettere la fede ai figli. Da due anni le parrocchie sono impegnate nell’ accompagnare i genitori dei bambini battezzati attraverso gruppi di giovani famiglie che si ritrovano periodicamente in percorsi spirituali di loro interesse. I riscontri di queste attività sono promettenti». Roma è ormai un crogiolo di popoli e culture. Com’è «sul campo» il rapporto con i fedeli di altre religioni? «I rapporti con i cristiani non cattolici sono improntati alla fraternità e all’accoglienza. La domenica molte parrocchie ricevono nei loro locali i fratelli ortodossi per le celebrazioni liturgiche. Con i credenti di altre religioni c’è cordialità e stima reciproca. Il carisma di Papa Francesco, poi, favorisce il dialogo e la fiducia che servono a tutti per contribuire ad edificare una città a misura di uomo». Qual è l’emergenza principale nelle periferie romane? Le parrocchie in qualche modo sono tutte «frontiere periferiche», soprattutto in un tempo di crisi come quello che stiamo attraversando. Come affrontano questa difficile realtà sociale e spirituale? «Le parrocchie sono la presenza capillare e popolare della Chiesa sul territorio e svolgono un ruolo prezioso, in particolare nelle zone periferiche della città, dove spesso si concentrano povertà ed emarginazione. Sono comunità vive e vivaci. I sacerdoti e i collaboratori laici si dedicano con generosità per venire in aiuto di quanti bussano alla porta delle comunità, sia a livello spirituale che materiale, come meglio possono. Sono ammirato di tanta dedizione! Resto convinto che l’annuncio del Vangelo, cioè dell’amore di Dio, e una proposta seria e motivata di pratica di vita cristiana siano la medicina più efficace per rendere la vita personale meno pesante, i rapporti tra le persone, a cominciare dalla vita familiare, più sereni e costruttivi. Certo, l’impegno congiunto di tutte le istituzioni e le agenzie sociali renderebbe meno complicata la vita della gente. Il mio auspicio è che la buona volontà di tanti cittadini converga a rendere migliore la nostra società». Infine, Papa Francesco ha avuto ripetuti attestati di stima nei suoi confronti, a cominciare dall’indimenticabile sera della sua elezione quando la volle accanto a lui sul balcone di San Pietro. A distanza di mesi, come ricorda quella sera e come si è sviluppato il suo rapporto con Papa Francesco? «Ricordo con gratitudine l’esperienza di quella sera: una sera davvero sorprendente per tutto quello che è successo. L’invito ad accompagnare alla Loggia di San Pietro il nuovo Papa mi giunse nella Cappella Sistina, mentre si concludeva l’atto di omaggio dei cardinali elettori. È stato un gesto che mi ha commosso. Non posso poi dimenticare la visione, davvero unica, della piazza gremita di folla festante e il silenzio che scese allorché il nuovo Papa chiese con parole affettuose di pregare per Papa Benedetto XVI e poi per lui e di chiedere a Dio di benedirlo. In questi primi mesi di collaborazione è cresciuto in me l’affetto e la stima per Papa Francesco: gli sono molto grato per tutti i gesti di attenzione che da quella sera ha voluto riservarmi».

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