Roma Capitale

Ex direttore di Met.Ro. condannato a tre anni

Avevano già deciso a tavolino i nomi dei 70 candidati da ritenere idonei per l’assunzione come macchinisti e operatori della manutenzione all’interno di Me.Tro., l’azienda municipalizzata che...

Avevano già deciso a tavolino i nomi dei 70 candidati da ritenere idonei per l’assunzione come macchinisti e operatori della manutenzione all’interno di Me.Tro., l’azienda municipalizzata che gestiva il traffico urbano su rotaia prima di confluire in Atac. Se ne erano infischiati delle graduatorie venute fuori dalla procedura di selezione, sostituendo i nominativi di chi aveva superato i test, con altri che, pur avendo superato la prova, erano finiti più in basso dopo la selezione. Una storiaccia che si lega ad uno dei tanti filoni dello scandalo «parentopoli» sulle assunzioni nelle società pubbliche che fanno riferimento al Comune e che è costata all’ex direttore del personale di Met.Ro. Riccardo Di Luzio una condanna a tre anni di reclusione. Una condanna dura quella decisa dal tribunale collegiale, superiore anche alle richieste formulate dal pubblico ministero durante la requisitoria; una condanna dura che coinvolge anche Stefania Sangiovanni - dirigente della Manpower, l’agenzia del lavoro che curava per Met.Ro. la selezione del nuovo personale - condannata ieri alla pena di 1 anno e otto mesi di carcere. Secondo i giudici infatti sarebbe stata proprio la Sangiovanni, su pressione di Di Luzio, a manomettere materialmente la graduatoria finale, pubblicata sul sito ufficiale dell’agenzia interinale, con i nomi di chi si era aggiudicato l’agognato posto di lavoro. Di Luzio infatti avrebbe consegnato alla Sangiovanni «un foglio contenente i nominativi di soggetti da favorire indebitamente all’esito della predetta procedura selettiva». Con tanti saluti al sudore e all’impegno profusi dai candidati che avevano vinto la gara e sono rimasti con un pugno di mosche in mano. Altri dovevano ottenere il posto pubblico e altri, già individuati dal direttore del personale, così come deciso ieri dai giudici, in effetti ottennero quel lavoro. A fare scattare le indagini nell’agosto del 2009, era stata la stessa Manpower che, sospettando irregolarità nella gara al centro della vicenda, aveva presentato un esposto in Procura, costituendosi poi come parte civile nel procedimento. Manovra che ha consentito all’agenzia del lavoro di ottenere una provvisionale di 30 mila euro che dovranno ora essere pagati dai due imputati condannati in primo grado. I giudici hanno poi disposto l’invio in Procura degli atti relativi alla deposizione in aula di uno dei testi della difesa: falsa testimonianza l’ipotesi formulata dal tribunale.

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