Roma Capitale

La Finanza stana i furbetti delle Università

Controlli sui redditi degli studenti iscritti a La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre

C’è la studentessa universitaria con la Ferrari 348 e la villa a Nettuno, o lo studente con un patrimonio mobiliare da 600.000 euro. Nulla di male, se non fosse che hanno richiesto agevolazioni universitarie, dichiarando di avere redditi molto più bassi, col risultato che studenti meritevoli e più poveri restano a bocca asciutta. Questo sta svelando una vasta operazione dei militari della Guardia di Finanza di Roma, al comando del generale Ivano Maccani: ben il 62% delle richieste per ricevere borse di studio, esenzione tasse universitarie, alloggi, ristorazione, agevolazione nei trasporti e mobilità internazionale sono risultate essere basate su dichiarazioni fasulle o, comunque, incomplete. I controlli rientrano in una più ampia iniziativa delle Fiamme gialle, che hanno siglato un «Patto anti-furbetti» con le università La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre e Regione Lazio (Laziodisu). L’obiettivo è di stanare gli studenti «furbetti» che tentano di beneficiare delle agevolazioni destinate ai più bisognosi. Secondo i riscontri, le false dichiarazioni riguarderebbero soprattutto Tor Vergata e Roma Tre, in quanto La Sapienza invia i propri studenti a un Caf (Centro assistenza fiscale), che quindi certifica con precisione i redditi. Dalle loro statistiche, infatti, risulta che c’è stato un crollo vertiginoso delle richieste di agevolazione. Le altre due università, invece, sono ancora nel mirino dei furbetti. Così, le Fiamme Gialle hanno stanato i falsi poveri. C’è, per esempio, il caso della studentessa di Roma Tre, che ha dichiarato una situazione economica (Iseeu: indicatore della situazione economica equivalente universitaria) di 18mila 801 euro, quando in realtà era di 27mila 938 euro. La giovane è stata segnalata per avere ricevuto indebitamente una borsa di studio per 26mila euro. Scavando, poi, gli investigatori hanno scoperto che la famiglia è titolare di una villa di quattro piani, non accatastata, con piscina scoperta a Nettuno e che il padre, titolare di un distributore di carburanti, pur non avendo «negli ultimi tre periodi d’imposta» conseguito un utile dall’attività, possiede un Ferrari 348. Poi c’è la studentessa, sempre di Roma Tre, che pur avendo dichiarato 5mila 229 euro ha in realtà un indicatore pari a 75mila 887 euro. Infine c’è la studentessa «smemorata» di Tor Vergata che ha dichiarato 14mila 313 euro mentre è titolare di un patrimonio stimato in 600mila euro dovuti a una vendita immobiliare. Tutte storie che risultano essere la punta di un iceberg molto più grande, se si considera che a presentare le dichiarazioni sono stati l’83,7% dei 196.000 studenti iscritti alle università. Di questi circa il 16% è stato inserito nelle prime tre fasce (quelle di minor reddito) de La Sapienza, mentre il 27% è stato collocato nelle prime tre fasce di Tor Vergata e Roma Tre. «La strategia è chiara», spiegano dalla Guardia di finanza: «Unire le forze per perseguire più efficacemente obiettivi di equità sociale, assicurando una giusta redistribuzione di risorse pubbliche, tutelando le reali fasce deboli». Dunque, concludono, «il Patto ha lo scopo di evitare che passi avanti in graduatoria o paghi rette inferiori chi povero non è, alla faccia dei tanti giovani realmente bisognosi di un sostegno economico che li aiuti ad iniziare ed affrontare il loro percorso universitario».

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