Fine febbraio. Tanto ci vorrebbe per discutere e votare i circa 200 mila tra emendamenti e ordini del giorno presentati dalle opposizioni. Nel particolare, Nuovo Centrodestra circa 40mila, Lista Marchini 100mila, Fratelli d’Italia circa 27mila, Cittadini X Roma circa 2mila di cui 700 odg), Forza Italia 6mila e Giordano Tredicine che come Pdl ha presentato 21mila ordini del giorno. Diversa la posizione del Movimento 5 Stelle che non ha mai voluto mettere in pratica «un ostruzionismo a botta di emendamenti» e ne ha presentati "solo" 150. La situazione insomma da complessa è diventata drammatica, soprattutto perché qualche "pifferario magico" in Aula Giulio Cesare ha svelato il blitz - geniale - organizzato dal coordinatore della maggioranza Fabrizio Pancaldo: presentare 42 ordini del giorno che di fatto comprendevano le migliaia dell’opposizione. Un "colpo" ben studiato che puntava ai temi cittadini, come caditoie, preferenziali, ecc. inserendo interventi in tutte le strade della Capitale. Così facendo sarebbero decaduti i circa 40 mila ordini del giorno delle opposizioni, tagliando "miracolosamente" i tempi del dibattito e riconsegnando ottimismo alla giunta sull’approvazione del bilancio 2013 magari nella notte tra sabato e domenica. Qualcuno però ha spifferato il "colpaccio" all’opposizione che, prontamente, ha riscritto in tempi record tutti gli ordini del giorno. Torna dunque il "nuvolone" su Palazzo Senatorio dove, adesso, sperano in molti che si arrivi a due richiami del prefetto, sforare dunque i tempi - fino a metà dicembre - e pensare, concretamente, a cambiare rotta di governo. Non a caso, lunedì sera è arrivato in Aula Giulio Cesare anche il neosegretario del Pd Roma, Lionello Cosentino. Nessuna interferenza, ovviamente, ma tanto per comprendere l’aria che tira. E non è un’aria serena. A preoccupare è non solo l’opposizione del centrodestra, quanto quella messa in atto da Alfio Marchini e dal suo capogruppo Alessandro Onorato. Centomila tra ordini del giorno ed emendamenti, accompagnati dalle dichiarazioni di Marchini che sfatano persino il tabù del default delle casse della Capitale. Alla conta contro il tempo si aggiunge la certezza dei ricorsi che arriveranno sulla procedura e, non secondario, sulle condizioni poste dai revisori dei conti al parere favorevole. Come se non bastasse, lo spettro dei cento milioni di euro della Regione. L’incontro al ministero per il consenso a destinare l’extragettito del piano di rientro della sanità al trasporto capitolino ci dovrebbe essere entro la fine della settimana. L’esito non è affatto scontato. Cosa potrebbe accadere, se nefasto, alle casse capitoline? La maggioranza preferisce non pensarci e guarda oltre. Superato lo scoglio del bilancio infatti occorre mettere mano alla rotta intrapresa dal sindaco Marino. Un cambio di passo forte e immediato è stata la conditio sine qua non dei partiti per non staccare subito la spina a una giunta che in sei mesi sembra aver creato più danno, soprattutto d’immagine, che altro. Il rimpasto della squadra di Marino è dunque atteso per Natale. Arrivarci è ora l’obiettivo primario. Per questo si chiama in causa la politica, soprattutto quella delle larghe intese. Non a caso ieri è intervenuto anche il segretario Pd del Lazio, Enrico Gasbarra richiamando tutti al senso di responsabilità, replicato poco dopo dal presidente della Regione, Nicola Zingaretti. Non si esclude un intervento diretto, e magari ufficioso, del governo. Intanto il capogruppo FdI, Fabrizio Ghera scrive al prefetto e chiede l’annullamento delle sedute di domenica e lunedì perché convocate senza rispettare il regolamento. Via libera ieri sera alle pennette usb per la visione dei 200 mila emendamenti e odg. Il risparmio sulla carta ammonta a circa 20 mila euro. Almeno una buona notizia.
Bilancio Campidoglio, ordine del giorno killer. Il colpo non riesce
Si spera nel dietrofront imposto dall’alto Ghera (FdI) al prefetto: annulli le sedute
