Roma Capitale

Metro C, ora le promesse non bastano più

L’assessore Improta contrattacca: abbiamo detto che entro il 30 avremmo pagato. C’è tempo

Si sentono beffati, presi in giro, quasi derisi. Finisce nel vuoto l’ennesimo accordo sottoscritto nella vicenda della Metro C, quello meno impegnativo, che avrebbe dovuto portare circa 200 lavoratori dei cantieri ad incassare gli stipendi arretrati, che in molti non percepiscono da luglio. In totale di circa 300mila euro, cifre risibili in confronto a quelle che girano nell’indotto. Così, ieri pomeriggio, un centinaio di operai, coadiuvati dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, ha occupato il campo base di via dei Gordiani, quartier generale del Consorzio Metro C (formato dalle imprese Vianini, Astaldi, Ansaldo, Ccc, Cmb). Bloccando di fatto, per l’ennesima volta, i cantieri. Proprio il general contractor, il 14 settembre scorso, si era impegnato di fronte al sindaco Ignazio Marino e all’assessore Guido Improta, ad anticipare la somma, con la promessa che entro il 30 novembre il Dipartimento Mobilità, forte delle competenze plenarie assegnategli da una delibera approvata in Giunta il giorno stesso, avrebbe sbloccato almeno parte dei circa 300 milioni che Roma Capitale deve al Consorzio, in base all’atto dell’11 settembre scorso. Il Consorzio ha spiegato, dicendo che «gli operai non pagati non sono dipendenti di Metro C ma delle imprese appaltatrici» e che «è il Comune ad essere inadempiente e inaffidabile». Una nota arrivata dopo l’attacco frontale di Improta: «Abbiamo detto che entro il 30 novembre si sarebbero create le condizioni per pagare. Oggi siamo al 21 e forse è Metro C che ha qualche problema che andremo a capire di che natura sia», precisando che ieri si sarebbe dovuta tenere un’importante riunione programmatica, che il general contractor ha disertato. A quanto pare, il Consorzio avrebbe preso a pretesto la lettera che l’assessore al Bilancio, Daniela Morgante, ha inviato nei giorni scorsi ai componenti di Giunta ed al Ragioniere Capo, Maurizio Salvi, dove (ormai esautorata dalla vicenda) elenca i motivi per cui i fondi assicurati dal Governo attraverso la Delibera Cipe 127/2012 non dovrebbero essere erogati. Lettera a cui è stata allegata anche una generica richiesta di informazioni da parte di un magistrato regionale della Corte dei Conti. Il Consorzio dunque da una parte non si fida più degli annunci che arrivano dal Campidoglio (siamo al quarto "ultimatum" in due mesi), ma dall’altra, pagando i lavoratori, perderebbe un’importante "pedina" per mettere alle strette Marino e i suoi. Ma a mettere in allarme un po’ tutti circa le reali possibilità che la Metro C possa vedere reale conclusione, è la notizia non confermata che il Consorzio avrebbe staccato la "Ventimila", il treno-prova che effettua il pre-esercizio nel tratto da Pantano a Centocelle. Il suo funzionamento, infatti, costerebbe circa 1,5 milioni di euro al mese. Il pre-esercizio da completare entro il 15 dicembre, era la conditio-sine-qua-non affinché il Governo sbloccasse ulteriori 300 milioni di euro per proseguire l’opera fino a Piazza Venezia. Solo mercoledì, Ignazio Marino, su questo punto aveva rassicurato tutti: «Non c’è problema». Appunto.

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