Il presunto giallo delle buste? Una bolla di sapone che come tale dovrebbe scoppiare presto. Le conseguenze, però, potrebbero essere quelle di uno tsunami con la prevedibile valanga di ricorsi dei candidati esclusi e l’altrettanto probabile azione legale per danni d’immagine della Praxi, il fornitore del materiale del «concorsone». La società torinese - sei milioni di capitale interamente versato, 250 dipendenti sparsi tra le undici sedi in Italia e in Germania - sta tenendo in questi giorni un profilo basso anche se i motivi per alzare la voce ci sarebbero. Un no comment «morbido» dal quale sono trapelati dettagli significativi, come il fatto che in questi giorni - e in quelli precedenti - non c’è stato alcun contatto tra il Comune e la società. Ma l’understatement di stampo sabaudo che la Praxi si sforza di ostentare è scricchiolato pesantemente l’altra sera, quando il vicesindaco Luigi Nieri ha mostrato ai giornalisti - e ai 22 rappresentanti dei candidati - le buste «incriminate». La prima, a detta del numero due di Ignazio Marino, messa sopra una forte luce lascerebbe intravedere il nome del candidato se scritto in grassetto. Accortezza non necessaria per la busta con la fodera più chiara: basterebbe metterla controluce per leggere il contenuto. La scena in stile Lascia o raddoppia? non è piaciuta alla società torinese. Entrambi gli involucri sono stati utilizzati per diverse prove e nessuna commissione ha mai avuto niente da ridire - sono i ragionamenti che trapelano - E questo perché, nonostante la diversa colorazione dell’interno, entrambe le buste sono opportunamente schermate. La prima è più "blindata", ma anche quella con l’interno grigio risponde agli standard di riservatezza utilizzati in centinaia di concorsi pubblici. Presunti reati - sempre che la Procura di Roma, che ieri ha aperto un’inchiesta che il sindaco Marino ha definito «un atto dovuto», dovesse rilevarne - non possono riguardare il fornitore del materiale ma chi avrebbe semmai tentato di forzare il contenitore e con esso il dato che c’è dentro, è il ragionamento che rimbalza tra gli uffici della Praxi. Nei suoi canali ufficiali, la società si dice «serena e fiduciosa» che la vicenda si riveli una bolla di sapone. «Ci saranno le dovute perizie per il materiale utilizzato in varie selezioni, tutte per altro terminate con la dichiarazione di buon esito, anche quello di Roma Capitale», fanno sapere i fornitori del Campidoglio. Ma fuori dalle dichiarazioni ufficiali il discorso si fa più serio: l’intera vicenda è evanescente ed è improbabile che la magistratura sollevi il caso per un tipo di busta meno "blindato" dell’altro. I ragionamenti che trapelano dalle stanze del fornitore non vogliono però mettere in discussione la buona fede del cliente. In altre parole, il Campidoglio sta cercando sì di tutelare candidati e cittadini, ma in un modo «sbagliato e pericoloso». Quello che brucia di più è la denuncia a mezzo stampa di venerdì scorso senza elementi certi. Errore in cui la società torinese non vuole incappare annunciando a sua volta azioni legali per tutelare immagine e reputazione. Ma come dichiarato nei giorni scorsi, è solo una questione di tempo. Il danno d’immagine c’è ed è forte e l’eventualità è al centro dei frequenti colloqui di queste ore tra i soci di riferimento anche se non è ancora in programma un cda straordinario. La linea è quella di attendere la decisioni della magistratura. Intanto, sul sito della Praxi, ancora compaiono gli estremi delle selezioni organizzate per Roma Capitale. Accanto a ogni concorso c’è scritto: attivo. Chissà per quanto.
«Quelle buste sono regolari». Praxi verso l’azione legale
Davide Di Santod.disanto@iltempo.it Il presunto giallo delle buste? Una bolla di sapone che come tale dovrebbe scoppiare presto. Le conseguenze, però, potrebbero essere quelle di uno tsunami con...
