Roma Capitale

Il dubbio e la rabbia «L’agonia continua»

Il giorno più lungo dei candidati al concorsone Il Comune: ci sono irregolarità ma si va avanti

«Ci ha offeso, denigrato, diffamato, umiliato. Ci ha dato dei raccomandati. Da questo sindaco proprio non ce l’aspettavamo». Il concorsone andrà avanti, ma intanto la palla passerà alla magistratura. Lo ha detto ieri sera il vicesindaco, Luigi Nieri, dopo che venerdì sia lui che Marino avevano denunciato irregolarità nelle 22 procedure di selezione avviante dal Comune nel 2010, legate alla busta che conteneva le prove scritte di circa 30mila candidati ed al fatto che potessero «non garantire l’anonimato». Un "papocchio", l’ennesimo, che lascerà nell’angoscia migliaia di ragazzi fra i 25 e i 40 anni. Nel loro curriculum ci sono lauree, master, dottorati di ricerca. Parlano due o tre lingue straniere. Alcuni di loro hanno mollato un lavoro insoddisfacente per inseguire un sogno, altri hanno lasciato perdere i sogni per il "posto fisso". In 300 hanno partecipato al sit-in ieri mattina in Piazza Santi Apostoli. Almeno la metà di loro è rimasta fino a sera davanti al Campidoglio, sostenuti da genitori, mogli, mariti, fidanzati e anche figli. Ognuno di loro con una storia da raccontare. C’è Marco, ad esempio, 34 anni, aspirante dietista, che solo giovedì scorso ha riconsegnato la sua licenza da tassista. Dopo uno scritto a pieni voti gli mancava l’orale. Al suo secondo giorno da disoccupato è arrivata la "mannaia". «Avevo deciso di investire tutto sull’opportunità di coronare il mio percorso di studi con un lavoro sicuro - racconta - Avevo fatto un compito eccellente, sapevo di potermi classificare fra i primissimi in graduatoria. Sono distrutto». Ilaria, 30 anni, invece sognava di fare la giornalista sportiva, si è laureata mentre passava i weekend sui campi di calcio della Capitale. Ma il precariato è tanto e la paga scarsa, così strappa il tesserino da pubblicista e si butta a capofitto nel concorso per vigile urbano: «Aspettiamo da mesi i risultati - racconta - Ora c’è qualcuno, non autorizzato, che maneggia i nostri scritti, li mette in controluce per vedere se si vede il nome. È assurdo». Bianca, 33 anni, è una neomamma, allatta la sua bimba mentre in piazza grida slogan contro Marino: «Ho fatto il concorso per bibliotecaria con le nausee – racconta – e gli orali col pancione. Ho un dottorato di ricerca, otto pubblicazioni. E una figlia. Nessuno può dirmi che sono un’imbrogliona». Ancora, Claudia, 25 anni, laurea in legge e il corso da magistrato, è l’orgoglio di mamma Anna Teresa, anche lei in piazza: «Sperava di diventare vigilessa - dice la madre - per aiutare in famiglia, con papà e fratello disabile. E poi leggo che Marino fa le assunzioni a chiamata diretta». Tra le centinaia di ragazzi, non si sa chi è più arrabbiato. Ci sono i geologi, gli informatici e i bibliotecari che hanno già iniziato a lavorare, chi da dieci giorni chi da un mese. Ci sono i vigili urbani, che non sanno nemmeno come sono andati allo scritto. I dietisti, che hanno dovuto studiare materie fino ad allora sconosciute, come il diritto amministrativo. E poi tutti gli altri, alcuni dei quali questa mattina andranno a sostenere l’orale. «Non si sa con quale spirito», confessano un po’ tutti. Anni di studio che rappresentano anche un grande invstimento economico tra libri, viaggi e alberghi per chi viene da fuori Roma. I 30 mila candidati hanno speso a testa circa 800 euro. Solo per comprare i testi su cui studiare se ne sono andati in media 400 euro. Abbiamo chiesto a Francesca, aspirante istruttore originaria di Napoli, l'elenco dei libri che acquistato in questi 3 anni. Sessanta euro per un manuale di diritto amministrativo, 30 euro per quello sugli enti locali, 15 per un compendio di diritto penale. E poi ancora 42 euro per il testo messo a punto appositamente per il concorso del Comune di Roma, altri 26 euro per la seconda edizione dello stesso volume, 16 per un codice di amministrativo, e via dicendo. «Ho comprato tutti i libri necessari perché volevo avere la migliore preparazione possibile - spiega Francesca - Se ci sarà uno slittamento degli orali, mi toccherà ricomprarli tutti perché saranno diventati vecchi. Il diritto si aggiorna di anno in anno». E poi ci sono i biglietti del treno: 60 euro andata e ritorno, per un totale di 4 viaggi, fanno 240 euro. E i due pernottamenti in albergo: 70 euro a volta. «È un danno economico enorme e quello mentale lo è ancor di più».

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