Tutto da capo. Non c’è soluzione di continuità per i problemi che tengono in ostaggio i pescatori e i diportisti del canale. Le mareggiate che riportano tonnellate di sabbia all’interno del corso d’acqua artificiale rendendolo non navigabile sono sempre più frequenti, anche a causa della stagione invernale. Una situazione che, a meno di interventi strutturali è destinata a creare ancora enormi disagi. E se per i diportisti le difficoltà riguardano l’uscita in mare per qualche ora di svago e divertimento, per i lavoratori del settore ittico locale il fondale insabbiato determina lo stop dell’attività lavorativa con conseguenti ripercussioni negative, e gravissime, sul bilancio economico familiare. Attualmente il passaggio è ostruito per più di metà dell’ampiezza del bacino e quindi, oltre a rischiare di creare danni agli scafi, i pescatori devono anche fare i turni in entrata ed in uscita mettendo in pratica una sorta di «idro-senso unico alternato». Mercoledì scorso una delegazione ne ha parlato con alcuni esponenti politici locali negli uffici di via Claudio da dove è uscita con l’assicurazione di un intervento nel breve periodo. Ma gli ostacoli non mancano. Le analisi della sabbia effettuate da Arpa Lazio sono scadute e prima di poter dragare nuovamente il canale devono essere effettuati altri campionamenti mirati a scongiurare la presenza dei temutissimi policlorobifenili. «E comunque il dragaggio non è la soluzione – dichiara Mirko Suriano, uno dei tanti operatori che sperano di poter presto mettere definitivamente nell’album dei ricordi le acrobazie per uscire in mare aperto - Dopo ogni intervento il corso d’acqua resta navigabile solo per pochi giorni, poi tutto torna come prima». Antonio Caliendo, assessore ai Lavori Pubblici del X Municipio, si è reso disponibile a presentare il problema direttamente al Comune di Roma. «Ho in agenda un incontrola prossima settimana per cercare di trovare soluzioni più durature - dice a Il Tempo – Ci stiamo lavorando». Intanto, in attesa che le commissioni preposte stabiliscano il da farsi, le spese messe a bilancio negli esercizi precedenti per degli interventi-tampone i cui risultati sono durati lo spazio di un ciclo lunare sono perlomeno imbarazzanti. Circa sessantamila euro ad intervento ad una frequenza di quattro mesi regalano alle casse dell’amministrazione un passivo di quasi duecentoquaranta mila euro l’anno. Su una cosa sono tutti d’accordo. L’unica soluzione è prolungare il molo di sinistra, un intervento che bloccherebbe definitivamente le correnti causa dell’insabbiamento. Un opera sempre rimandata a causa dei costi ma che forse sarebbe stata già ammortizzata senza i tanti e spesso inutili dragaggi.
Canale dei pescatori insabbiato: il molo di sinistra va prolungato
Tutto da capo. Non c’è soluzione di continuità per i problemi che tengono in ostaggio i pescatori e i diportisti del canale. Le mareggiate che riportano tonnellate di sabbia all’interno del corso d’a...
