Roma Capitale

Due anni di attesa per il mutuo solidale. E intanto rischi di fallire

Un giro d’affari vorticoso che sfonda, solo nel Lazio, il muro dei 3 miliardi di euro l’anno. Un baratro che colpisce indistintamente piccole e medie imprese, fagocitando interi settori produttivi...

Un giro d’affari vorticoso che sfonda, solo nel Lazio, il muro dei 3 miliardi di euro l’anno. Un baratro che colpisce indistintamente piccole e medie imprese, fagocitando interi settori produttivi della capitale: dal piccolo artigiano di quartiere fino alla grande impresa, sempre più attività commerciali finiscono nel pozzo senza fondo del credito «a strozzo». Un pantano da cui è possibile divincolarsi solo denunciando il proprio aguzzino. Denunce che però sul territorio della Capitale, si contano sulle dita di una mano. Un po’ perché l’usurato tende, paradossalmente, a guardare con riguardo il proprio persecutore e un po’ perché gli strumenti messi in campo per soccorrere chi sfonda il muro di paura decidendosi a denunciare, nella sostanza, anche se presenti, funzionano (quando funzionano) a singhiozzo. Sono due le strade che, almeno ipoteticamente, possono essere percorse dagli usurati: a partire dal fondo di solidarietà che eroga mutui senza interessi di durata non superiore a cinque anni «a favore di soggetti che esercitano attività imprenditoriale, commerciale, professionale, artigianale o comunque economica». Un aiuto importante quindi quello predisposto dagli Interni, ma che nella sostanza si scontra contro due autentici muri: da un lato l’elefantiaca lentezza della macchina burocratica della Prefettura che deve istruire la pratica, riunire il comitato di valutazione e mandare la relazione al comitato del Ministero. Dall’altro c’è invece l’incognita del procedimento giudiziario: per accedere ai mutui infatti serve che chi denuncia risulti «parte offese nel procedimento penale». Un iter macchinoso e farraginoso che dura in media due anni. Un tempo più che sufficiente per mandare a gambe per aria qualsiasi attività economica. Vero è che, nei casi più gravi, si può ottenere la sospensione delle procedure esecutive per 300 giorni, ma anche in questo caso, mettere insieme l’incartamento per ottenere la "boccata d’ossigeno" è piuttosto complicato. «La verità è che a Roma l’ufficio antiusura non funziona – dice sconsolato Luigi Chiatti, responsabile dell’Ambulatorio antiusura onlus che si occupa di assistere e guidare le persone finite sotto scacco del cravattaro di turno - anche perché in Prefettura sono pochissimi gli impiegati in organico. Si segue l’assunto che il settore antiusura non produce reddito e quindi in genere si sposta il personale verso altri settori dell'amministrazione. Ciò non toglie però che denunciare, nonostante tutti i problemi presenti è l’unica soluzione possibile. E la condanna agli strozzini che avevano ridotto sul lastrico una famiglia romana, ottenuta la settimana scorsa grazie al lavoro dei nostri avvocati, ne è la prova provata».

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