Roma Capitale

Polansky incontra Sacher-Masoch

Due soli personaggi per Polansky. Glieli ha ispirati la rivisitazione scenica operata dal drammaturgo americano David Ives sulla base di un romanzo erotico dello scrittore austriaco Leopold von...

Due soli personaggi per Polansky. Glieli ha ispirati la rivisitazione scenica operata dal drammaturgo americano David Ives sulla base di un romanzo erotico dello scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, "Venere in pelliccia", cui nel 1890 dovette probabilmente pensare lo psichiatra Krafft-Ebing quando coniò il termine "masochismo". I due personaggi sono un uomo e una donna, sul palcoscenico e tra i fondali di un teatro parigino. Lui si chiama Thomas, è un regista che sta facendo delle audizioni per mettere in scena un suo adattamento di un romanzo di Sacher-Masoch, "Venere in pelliccia"appunto. E' stanco anche perché ha visto inutilmente ragazze tutto il giorno, però mentre sta per andarsene, arriva una ragazza piuttosto volgare, molto truccata, inducendolo ad ascoltarla non appena si accorge che ha imparato il suo testo a memoria, tanto da recitargliene via via molte pagine. Non ci si ferma qui. La ragazza, che si chiama Vanda come la protagonista di quel testo, istintivamente chiama Thomas con il nome del personaggio che lui a sua volta dovrà interpretare. Presto così Thomas e Vanda scompaiono e restano in campo quasi soltanto i due personaggi della finzione, con l'uomo pronto a rivelare ad ogni svolta il morboso desiderio di farsi dominare da una donna, in linea appunto con il romanzo di Sacher-Masoch le cui situazioni si alternano adesso di continuo fra la realtà e il teatro, all'insegna di una ambiguità totale. Polansky è soprattutto su questa ambiguità che ha puntato fino a farne un gioco tra le cui pieghe più l'azione si svolge e più si fa serio se non addirittura doloroso specie quando le umiliazioni accettate con gioia dall'uomo si fanno crudeli e quando gli atteggiamenti duri e spietati della donna tendono a far calare sulla vicenda cupi echi funebri. La conclusione, ballata e in musica, non convince del tutto, ma il film, nel suo complesso riesce spesso a giustificare la firma del suo autore per le immagini plumbee, per il taglio rapido delle scene, pur non raggiungendo l'asprezza e l'arsura che pesavano sui tre personaggi di "Carnage", l'altra recente fatica di Polansky. I climi decisamente ambigui cui si tende fin dall'inizio trovano anche sostegno nell'interpretazione dei due protagonisti perché Mathieu Amalric come Thomas è truccato in modo da somigliare a Polansky giovane - lo stesso taglio di capelli a caschetto di quando l'ho incontrato nel '62 alla Mostra di Venezia per "Il coltello nell'acqua" - e chi lo affianca come Vanda è Emmanuelle Seigner, proprio la moglie di Polansky. Pronti entrambi a sfoggiare, nella versione originale francese tutte quelle sfumature psicologiche e anche fonetiche che i loro personaggi esigevano.

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