Roma Capitale

I sindacati: dove sono finiti i soldi della metro C?

Ieri il Comune avrebbe dovuto pagare 166 milioni al Consorzio. I dubbi delle sigle

Un dubbio tremendo che inizia a serpeggiare. Allusioni che «si possono captare tra le pieghe dei ragionamenti». «Chiacchiere che girano» dovute forse «a un tavolo inaffidabile a livello politico»: e se quei 253 milioni di euro che la Ragioneria di Roma Capitale deve sbloccare da due mesi in favore del Consorzio Metro C e far riprendere a pieno ritmo i cantieri, in realtà non fossero disponibili? Se fossero stati spesi per altre "emergenze"? Sono i «brutti pensieri» che aleggiano nelle teste dei leader sindacali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. «Perché l’assessore capitolino al Bilancio, Daniela Morgante, non proferisce parola sull’argomento?». «Può essere successo di tutto - ammette Anna Pallotta, segretaria romana della Feneal Uil - Tra le pieghe dei ragionamenti si possono anche captare certe allusioni. A dire il vero, tra le cose non dette, o meglio dette a mezza bocca, si può anche aver letto questo. Però quanto strumentale? E a chi soprattutto?». Anche Remo Vernile, delegato territoriale della Feneal Uil, sembra strizzare l’occhio alla cultura del «a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina». «Non so se le risorse ci sono o non ci sono - spiega - ma sono chiacchiere che girano. Certo, se ti prendi l’impegno che c’è quella risorsa e poi non normalizzi, faccio fatica a stare seduto a un tavolo inaffidabile». Anche Mario Guerci, Fillea Cgil, fa fatica a non avere «brutti pensieri»: «Non si capisce che hai fatto a fare l’accordo del 9 settembre – afferma – O sono usciti altri elementi di cui noi non siamo a conoscenza?». Per Andrea Puccello, della Filca Cisl, il problema è solo politico: «Mi sembra chiaro che ci sono delle forti contraddizioni all’interno della maggioranza». Intanto ieri per la terza volta dalla firma dell’atto attuativo dell’11 settembre, i termini di pagamento non sono stati rispettati. Eppure il contraente generale (il Consorzio formato da Astaldi, Vianini, Ansaldo, Ccc e Cmb) aspettava «solo» 166 dei 253 milioni pattuiti. Quei soldi, secondo i patti, servono per pagare le imprese affidatarie e circa 200 lavoratori, che a loro volta sono senza stipendio anche da giugno. Tenendo conto che ieri sarebbe dovuta partire ufficialmente la tratta T3, da San Giovanni a Colosseo. Oggi i sindacati hanno proclamato lo sciopero con corteo a partire dalle 8 in piazza del Campidoglio, al quale si aggregheranno anche le imprese. L’intenzione è quella di essere ricevuti dal sindaco Ignazio Marino, che però, da agenda, è impegnato alle 9.30 a Parco Schuster. Le risposte, in realtà, dovrebbero arrivare dalla Ragioneria e, quindi, dal Bilancio. Perché il Dipartimento Mobilità, a detta dell’assessore Guido Improta, ha fornito tutto il carteggio necessario, i nulla osta e le prese in carico di responsabilità richieste formalmente con la memoria di Giunta approvata il 25 ottobre. L’assessore Morgante, tuttavia, non parla. Solo ieri pomeriggio, stimolata da alcuni sindacalisti, è uscita con una nota formale: «Prima di procedere al versamento di centinaia di milioni di euro abbiamo il dovere di attuare tutti i controlli e le procedure necessarie. Stiamo lavorando nell’interesse di tutti». L’assessore punta evidentemente il dito contro il Consorzio Metro C, che secondo il dg di Roma Metropolitane, Luigi Napoli, «ha già ricevuto il pagamento del 94% dell’opera», ma che continua anche a guadagnare circa 60mila euro di penali per ogni giorno di ritardo nei pagamenti (e a breve saranno 150mila al dì). Anche perché i patti sono patti, e portano la firma in calce di un importante pezzo della Giunta Marino. L’opposizione attacca: «È questa la cattiva politica della sinistra che produce crisi e mette in ginocchio il Paese», afferma il capogruppo del Pdl, Sveva Belviso, mentre l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Fabrizio Ghera, in coro con l’ex parlamentare di Fratelli d’Italia, Marco Marsilio, avverte: «Il Comune rischierebbe di pagare i danni per inadempienze contrattuali, con ulteriori ritardi nella realizzazione dell'opera, centinaia di imprese strozzate sull’orlo del fallimento e migliaia di operai senza lavoro».

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