Roma Capitale

La morte di Cucchi vale oltre un milione di euro

Il Pertini paga il risarcimento alla famiglia dopo la condanna dei medici in primo grado

] La famiglia Cucchi si accontenta di ricevere dall'ospedale Sandro Pertini di Roma solo un milione e 340 mila euro come risarcimento - parziale - per i danni derivanti dalla morte di Stefano, il 31enne arrestato per detenzione di droga la notte del 15 ottobre 2009 e deceduto una settimana dopo nel nosocomio. Sarà l'assicurazione del Pertini a pagare per le responsabilità dei suoi 6 medici: 5 condannati dalla Corte d'Assise di Roma per omicidio colposo e uno per falso ideologico. In cambio, i familiari del ragazzo rinunceranno a costituirsi parte civile nel processo d'Appello nei confronti del personale dell'ospedale, che la Procura ritiene colpevole di «abbandono di incapace» (reato più grave dell'omicidio colposo). La cifra concordata con il Pertini lo scorso 22 ottobre - e di cui si è venuti a conoscenza ieri - rappresenta, infatti, soltanto una parte del risarcimento che spetterebbe ai genitori, alla sorella e ai nipotini di Stefano. «Abbiamo rifiutato somme più ingenti che ci avrebbero richiesto di non partecipare al processo d'appello - tiene a precisare Ilaria Cucchi - Perché quello che ci interessa di più è poter andare avanti per accertare le altre responsabilità sulla morte di mio fratello». Il riferimento è ai 3 agenti della polizia penitenziaria, assolti in primo grado dall'accusa di lesioni volontarie. I pm hanno impugnato la sentenza anche su questo punto perché li ritengono colpevoli del pestaggio che portò il giovane a essere ricoverato in ospedale. «Se è vero che i medici del Pertini hanno una responsabilità gravissima - sottolinea la sorella di Cucchi - è altrettanto vero che Stefano non li avrebbe mai visti quei medici se non fosse stato vittima del pestaggio nei sotterranei di piazzale Clodio». Il «pomo della discordia» nel processo di primo grado è sempre stato il reato contestato agli agenti della penitenziaria. Per la famiglia del ragazzo i 3 poliziotti sono colpevoli di omicidio preterintenzionale e non di semplici lesioni. In questo senso, l'appello presentato dalla Procura generale (in aggiunta e separatamente a quello dei pm) rimette in discussione l'intero quadro probatorio: «La finalità - spiega il sostituto procuratore generale Mario Remus - è quella di formulare una serie di osservazioni per togliere eventuali dubbi sulle configurazioni giuridiche più appropriate». «Si tratta di un vero e proprio "smarcamento" della Procura generale rispetto alla Procura - commenta Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi - Si chiede ai giudici di secondo grado di fare una verifica a 360 gradi. Anche perché un'eventuale condanna degli agenti per lesioni cadrebbe subito in amnistia. Così come, se dovesse intervenire l'indulto, rischiano di rimanere prive di effetto le condanne ai medici (che hanno beneficiato di attenuanti generiche nella quantificazione della pena). L'intero caso si concluderebbe insomma in un nulla di fatto». Quello che chiedono i famigliari di Stefano è un'ammissione di responsabilità da parte dello Stato, dopo aver ottenuto quella dell'ospedale, sottoforma di un milione 340 mila euro. «Il ministero della Giustizia non c'ha fatto nessuna proposta - precisa l'avvocato Anselmo - Potevamo ottenere dal Pertini un risarcimento integrale, ma abbiamo preferito agire direttamente nei confronti dello Stato continuando a partecipare come parte civile nel processo d'appello».

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