L’sfalto va in buca. E tutte le buche portano a Roma. Non è ironia da bar. Il vecchio detto "tutte le strade portano a Roma" non si addice più alla Capitale. E da un pezzo. Era ottobre del 2009 quando Il Tempo monitorava le strade di Roma, fotografate e misurate con il metro. Crateri larghi metri e profondi decine di centimetri, da un capo all’altro della città. L’anno dopo, a novembre 2010, un nuovo viaggio da un quartiere all’altro di Roma, confermava, centimetro alla mano, che la situazione, non era cambiato. Alla faccia di riasfaltature e rattoppi. Siamo di nuovo a novembre ormai. A distanza di tre anni, la musica non è cambiata. Le strade sembrano ancora ancora "bombardate". Buche, rattoppi da "una palata e via" che trasformano l’asfalto in un paesaggio lunare ad ogni goccia di pioggia. Ma ci sono anche avvallamenti, tombini sprofondati, manti stradali che si sbriciolano tra le mani come pane grattugiato, e faglie degne di finire segnalate in una carta geografica. Le meno peggio, Ostiense, e Laurentina, non meritano quasi la sufficienza. Meno male che c’è l’Ardeatina, sistemata dalla manutenzione di luglio. Ma le "rifatte" mostrano già le prime rughe. Ci torneremo. Intanto continua il monitoraggio dei cronisti, alla prese con la stessa gimkana che sperimentano ogni giorno i romani. In sella ad uno scooter, in auto o a piedi. Le buche fanno bene solo alle tasche di meccanici e carrozzieri. Agli altri conviene una vista aguzza e vietato camminare col naso all’insù perché la pavimentazione di marciapiedi e strade merita attenzione. Anche l’ultima verifica, quella pubblicata oggi, allunga la il censimento dei cosiddetti "black point", ovvero i punti critici della circolazione o a rischio incidente, raccolti dalla fondazione Ania, che dà voce agli utenti della strada, che si ritrovano a subire le conseguenze dei problemi infrastrutturali della rete viaria. Erano 1.076, e di questi 545 sono iscritti alla voce «buca o manto stradale sconnesso». La nuova carrellata la inaugura, al punto 1 il focus sui Viadotti dei Presidenti. Ma di presidenziale è rimasto solo il nome. In questa sorta di tangenziale, che collega Talenti a Colle Salario, orfana della metropolitana leggera progettata decenni fa per arrivare sulla Palmiro Togliatti, fino a Cinecittà e ritorno, rampe d’accesso e di uscita sono una croce ma senza delizia. Al numero 2 via Appia Nuova, la strada "Frankenstein". Con crepe profonde fino a cinque centimetri, che la fanno assomigliare a ferite profonde. Nelle ultime settimane martoriata anche dall’intervento di Italgas che, nel tratto tra Furio Camillo e Colli Albani, se si parla di manto stradale, ha fatto non pochi danni. Al 3 Casilina e Prenestina. Anche qui un percorso a ostacoli, fra buche, crepe, asfalto rovinato, avvallamenti. Poche centinaia di metri dove la strada fila liscia, fra Tor Pignattara e Villa De Sanctis. Per il resto l’effetto "pista da cross" è servito. Sono state contate ben 73 situazioni critiche lungo i circa 7 km della via Casilina, a partire dalla zona Pigneto fino al Gra. Numero 4: Una bella lotta tra Flaminia e Nomentana, percorsi fra buche, crepe, pezze d’asfalto, tombini sprofondati. Maglia nera la seconda per quell’aspetto da asfalto «grattugiato». Riprendiamo un po’ di fiato al numero 5 con le vie che se la cavano: Ardeatina, Ostiense e la via del Mare.
Tutte le buche portano a Roma
L’sfalto va in buca. E tutte le buche portano a Roma. Non è ironia da bar. Il vecchio detto "tutte le strade portano a Roma" non si addice più alla Capitale. E da un pezzo. Era ottobredel 2009...
