Ridurre i pericoli e le insidie stradali sarebbe un risparmio, anzitutto di vite umane e poi anche economico, con cui tutte le amministrazioni si ritroveranno, prima o poi, a fare i conti. Nel 2011 l’alto tasso di incidentalità è costato ad ogni romano - dal neonato all’ultranovantenne - 738 euro. Beni materiali distrutti, assenze dal lavoro, assistenza sanitaria, mancata produzione generata dalla morte delle vittime. Mentre la capitale si conferma maglia nera sotto più profili, dal numero di auto per abitante alla percentuale di sinistri stradali rispetto alla media italiana, mettere in cima alla lista delle priorità gli investimenti sulla sicurezza stradale oltre che un dovere rappresenterebbe dunque un vantaggio per tutti. Partiamo dagli incidenti. Primato negativo, abbiamo detto, perché nonostante a livello generale i dati per quanto riguarda Roma siano in discesa, restano sempre sopra la soglia su cui si sono attestate, negli anni, altre città italiane. Per esempio, prendendo in considerazione le stime Aci-Istat che fotografano il quadro 2009-2011, nonostante i morti sulla strada siano diminuiti, passando da 198 a 186, le altre statistiche hanno registrato variazioni da prefisso telefonico: 18.561 incidenti nel 2009, 18.235 incidenti nel 2011. Ancora, 24.638 feriti nel 2009, 24.164 nel 2011. Le cause, evidentemente, sono le più diverse, dalla velocità alla guida distratta passando per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, ma un capitolo a parte è riservato anche alle buche, un’altra emergenza romana da cui è partita la nostra inchiesta: in totale, nel 2011, sono stati 62 i mezzi coinvolti in incidenti «causa buca» in assenza di urto con altri veicoli, di questi 11 auto e 48 moto (5 ciclomotori e 43 motocicli). Così si spiega anche un altro dato prodotto nell’ambito della consulta provinciale per la sicurezza stradale, cioè quello sul rapporto di incidentalità tra veicoli: nel 64,3% dei casi nell’incidente resta coinvolta un’auto, nel 22,7% un motociclo appunto. A breve saranno disponibili le nuove elaborazioni Aci-Istat riferite al 2012, i numeri - in termini di tasso di incidentalità e decessi - sarebbero almeno confortanti rispetto al passato, nel frattempo Roma è questa: è nella Capitale che si verificano il 10% degli incidenti di tutta Italia (Milano è al 7%), a Roma dove ad un pessimo stato della rete stradale - e spesso del servizio di trasporto pubblico locale - corrisponde il più alto numero di vetture per abitante, 2 milioni e 800 mila veicoli immatricolati per 2 milioni e 700mila persone, e dove il numero dei morti ogni anno è ancora a tre zeri, contro i 35 di Parigi. Tutto questo ha un costo, per tutti. Un costo sociale, che misura gli oneri determinati dagli incidenti stradali a carico dello Stato, delle famiglie e delle imprese: dal semaforo distrutto alle spese dell’ospedale a quelle previdenziali e assistenziali connesse alla morte o alla disabilità, l’azienda che deve fare i conti con le assenze dal luogo di lavoro oppure la mancata produzione generata dalle vittime. Come si legge nell’ultimo report del Centro di monitoraggio regionale sulla sicurezza stradale nel Lazio «tra il 2001 e il 2011 gli incidenti stradali nel Lazio hanno provocato 6.292 morti e 462.704 feriti, con un costo sociale di 42,829 milioni di euro, ciò significa che in questo periodo ogni cittadino ha pagato all’incidentalità stradale un tributo annuo medio di 722 euro». Tornando a Roma, dove il tasso di mortalità e ferimento si attesta sensibilmente al di sopra dei livelli medi dei grandi comuni italiani, sempre il Cerem ha stimato che il costo sociale pagato dai cittadini romani a causa degli incidenti si attesta nel 2011 sui 738 euro procapite, al di sopra del dato medio dei grandi comuni italiani (646 euro) e, dunque, di quello nazionale (443 euro). I numeri chiedono risposte. Per Marcello Aranci, negli ultimi nove anni alla guida della Consulta provinciale per la sicurezza stradale e tra i più esperti conoscitori del problema, ci si dovrebbe muovere lungo almeno tre direttrici: «Diffondere la consapevolezza che i mezzi di trasporto sono il primo generatore di disabili del Paese, agire su aspetti sociali e culturali perché il comportamento alla guida è un tema cruciale, in ultimo ma fondamentale è un intervento di adeguamento e messa in sicurezza di tutta la rete infrastrutturale guardando come sta cambiando la mobilità». «Quando Rutelli si presentò in motorino in Campidoglio - continua Aranci - lanciò un messaggio, all’improvviso ci siamo ritrovati a fare i conti con un aumento esponenziale delle "due ruote" a cui la città era impreparata, oggi lo stesso sta facendo il sindaco Marino con la sua bicicletta, considerandola legittimamente un mezzo di trasporto e non un mezzo da passeggio: non adeguare la rete infrastrutturale e il sistema culturale a quello che sta succedendo significa andare incontro ad una mattanza di ciclisti nel prossimo decennio". Infine, sui costi: «In un momento economico come questo, il problema meriterebbe molta più attenzione, se ipoteticamente dall’oggi al domani nel Lazio si dimezzassero incidentalità e mortalità potremmo risparmiare tra i 2 e i 3 miliardi all’anno».
Strade killer, a ogni romano gli incidenti costano 738 euro
Erica Dellapasqua Ridurre i pericoli e le insidie stradali sarebbe un risparmio, anzitutto di vite umane e poi anche economico, con cui tutte le amministrazioni si ritroveranno, prima o poi, a fare...
