Tre mesi di ritardo sugli stipendi, centinaia di casse integrazioni che scadono fra 6 mesi. E un braccio di ferro fra politica e interessi di parte che li vede spettatori inermi, pedine di scambio per trattative infinite. Incroceranno le braccia anche oggi, per il secondo giorno consecutivo, i lavoratori edili e metalmeccanici impiegati nei cantieri della Metro C. Sono in circa 600, e terranno il punto, «finché non ci saranno soluzioni praticabili in tempi certi». Tempi e condizioni su cui sperano ci siano chiarimenti già questa mattina, quando alle 11 si presenteranno alla porta dell’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, insieme ai segretari generali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. I nodi su cui battono lavoratori e sindacati sono sostanzialmente due. Innanzitutto gli stipendi arretrati. Ieri, primo giorno di sciopero, le parti sociali hanno incontrato il direttore amministrativo del Consorzio Metro C (Astaldi, Vianini, Ccc, Ansaldo), Elio Dell’Erario. La risposta del delegato del general contractor è sempre la stessa: il Consorzio sarebbe esposto per circa 180 milioni di euro nei confronti delle banche, che non concedono altri fidi. Dunque, finché non arriveranno materialmente i 230 milioni pattuiti con il Campidoglio, non ci sarà la possibilità concreta di pagare le imprese affidatarie, che a loro volta devono pagare gli stipendi. Così la protesta si sposterà oggi presso gli uffici capitolini Capitan Bavastro, i cui dirigenti stanno preparando una relazione (positiva), concordata con l’Avvocatura, che serva da nulla osta alla Ragioneria comunale per lo sblocco materiale dei fondi, così come da memoria approvata venerdì notte in Giunta. E che possa permettere a Improta di fornire date e tempi alle parti sociali. Poi c’è la questione delle altre 300 persone in cassa integrazione. La condizione per tornare al lavoro è che l’opera prosegua e prendano corpo i cantieri da San Giovanni a Colosseo. Anche su questo fronte, i sindacati pretendono risposte chiare, visto il fronte politico che vorrebbe far terminare l’opera all’ombra della Basilica. «In caso non arrivino rassicurazioni – affermano le parti sociali - proseguiremo con la protesta, continueremo a bloccare i cantieri e ci riuniremo in presidio davanti al Campidoglio. A pagare non possono continuare ad essere i soliti noti. Lo stato di agitazione permarrà fino a quando le nostre richieste non saranno soddisfatte».
Prorogato lo sciopero dei cantieri della metro
Tre mesi di ritardo sugli stipendi, centinaia di casse integrazioni che scadono fra 6 mesi. E un braccio di ferro fra politica e interessi di parte che li vede spettatori inermi, pedine di scambio...
