La notizia del terzo suicidio in pochi mesi nella Capitale legato all’omofobia è diventato subito un caso nazionale. E le reazioni del mondo politico non si sono fatte attendere. Il presidente della Regione Nicola Zingaretti ha scritto il suo profilo Facebook: «Un altro suicidio di un ragazzo gay di 21 anni a Roma. Quello dell'omofobia è un dramma straziante a cui dobbiamo porre fine, lo dobbiamo a tutti i giovani e a tutte le famiglie perchè è inaccettabile che simili drammi succedano ancora». Il sindaco Marino non fa eco a Zingaretti con un tweet: «L'omofobia ha ucciso ancora, a Roma. Non lasciamo soli i nostri giovani, cominciamo dalle scuole questa battaglia di civiltà». «Al sindaco Marino chiedo di far sventolare nella piazza del Campidoglio la bandiera Rainbow, a memoria di tutte le vittime delle discriminazioni a Roma, per ribadire la nostra volontà di essere in prima linea nella lotta contro l'omofobia». È quanto chiede la consigliera di Sel, Imma Battaglia, e si dice quindi «solidale con la famiglia del ragazzo, alla quale simbolicamente metto a disposizione il mio impegno politico per attivare nel più breve tempo possibile un tavolo che coinvolga tutte le associazioni e le istituzioni collegate al mondo dell'istruzione per mettere in campo azioni concrete». «Davanti alla tragedia del giovane che ha scelto di togliersi la vita non possiamo che provare dolore e profondo rammarico. Le istituzioni hanno il dovere di battersi in prima linea contro il disagio, l’indifferenza e il senso di solitudine che troppo spesso, tra i nostri giovani, sfociano in drammi come quello di ieri». È quanto dichiara in una nota l’assessora alla Scuola, infanzia, giovani e pari opportunità di Roma Capitale, Alessandra Cattoi. «Le scuole - prosegue l'assessore - che sono il vero laboratorio culturale dei nostri ragazzi, possono svolgere un ruolo fondamentale nella lotta all'indifferenza, per costruire una società solidale, unita e soprattutto accogliente, dove nessuno possa più sentirsi solo, ne' diverso. L’amministrazione capitolina continuerà a lavorare in questa direzione». Il capogruppo al comune Sveva Belviso sostiene «Che nel 2013 a Roma un ragazzo di 21 anni arrivi a togliersi la vita perchè non riesce più ad accettare il clima di omofobia che lo circonda, è una sconfitta per tutte le persone civili. Occorre operare congiuntamente, tutti, per un grande cambiamento di mentalità, occorre che venga sconfitta la cultura della discriminazione e dell'odio che è alla base della piaga dell'omofobia». «Le parole del ragazzo che a 21 anni si è tolto la vita perché gay non possono restare inascoltate. Hanno ragione, gli omofobi facciano i conti con la propria coscienza. Dopo il terzo caso di questo tipo avvenuto a Roma negli ultimi mesi vogliamo richiamare l'attenzione delle istituzioni, della società, della scuola e del Parlamento che ancora non ha approvato una legge contro l’omofobia degna di questo nome. Mercoledì 30 ottobre dalle ore 22 organizzeremo una mobilitazione come momento di raccoglimento e di riflessione alla Gay Street di via di San Giovanni in Laterano proprio per dire basta all'omofobia e alla transfobia». Lo dichiara in una nota il portavoce del Gay del Gay Center, Fabrizio Marrazzo. Nella rete anche un tweet di Vladimir Luxuria che commenta «Un altro giovane gay si suicida a due passi da casa mia... In Italia ci sono non i matrimoni ma i funerali gay».
Marino: iniziare dalle scuole una battaglia di civiltà
Il sindaco dopo il terzo suicidio avvenuto in pochi mesi nella Capitale e legato all’omofobia
