Roma Capitale

Aziende e bilancio, la scure Marino

Finanziaria pronta in dieci giorni: manovra in vista per 360 milioni

Non si sono presentati all’Assemblea dei soci di Assicurazioni di Roma, il presidente Cardia e i consiglieri Di Tosto e Locuratolo. Lo ha fatto invece il sindaco Ignazio Marino, per ribadire il "siluramento" del Cda della Mutua capitolina. O meglio il "rinvio" dell’azzeramento dei vertici. Un rinvio della stessa Assemblea, al 31 ottobre, in attesa della pronuncia del Tar sul ricorso, accolto, presentato da Di Tosto e Locuratelo. Una partita dunque ancora tutta da giocare, che al momento segna un pareggio. Al discorso del primo cittadino in Aula Giulio Cesare, il 20 settembre, giorno dell’ordinanza con la quale Marino ha revocato il Cda, adducendo motivazioni gravissime sulla gestione e sul comportamento dei consiglieri, i diretti interessati hanno risposto per vie legali, ottenendo una preziosa sospensiva da parte dei giudici amministrativi. È dunque sempre Marino ad aprire il secondo round parlando direttamente all’Assemblea dei soci e ribadendo tutte le motivazioni che lo hanno portato alla revoca, pur sottolineando il rispetto per l’attività della magistratura. L’ordine del giorno della riunione del 31 dunque, che sarà probabilmente postuma alla sentenza del Tar, prevista intorno al 25 ottobre, è invariato: revoca dei componenti del Cda; nomina dei nuovi componenti del Cda, determinazione del loro compenso. Un braccio di ferro dunque incoraggiato dalla maggioranza. Dalla consigliera Sel, Maria Gemma Azuni, la prima ad accendere i riflettori sulla Mutua, che ribadisce il cammino «virtuoso» del sindaco Marino, e dal capogruppo Pd, Francesco D’Ausilio che incalza sulla revoca del Cda definendola un «atto dovuto». Non è tuttavia il caso di forzare la mano, così come del resto si è ben compreso per lo spoil system evitato all’Ama e per quello invece portato a termine dall’Atac. Quest’ultimo infatti costerà qualche milione di euro, per buone uscite previste dagli accordi contrattuali. Quello di AdiR rischia di fare la stessa fine. In caso di vittoria dei membri Cda è facile pensare a un risarcimento danni per le accuse, gravissime, ricevute. Dal punto di vista politico poi sarebbe un altro boomerang dopo il «caso Liporace». Tutto nei giorni in cui si va definendo la manovra di bilancio. Una finanziaria lacrime e sangue che probabilmente l’assessore Morgante sarà in grado di presentare entro fine mese. Si attendono infatti, con ottimismo, notizie dal Governo e in particolare dalla legge di Stabilità. Secondo indiscrezioni, il provvedimento conterrà clausole relative alla contabilità degli enti locali e, in particolare, per il Comune di Roma. La Legge di stabilità, attraverso la norma «Salva Roma», dovrebbe consentire al Campidoglio di spostare una cifra compresa tra i 400 e i 500 milioni di euro del debito nella gestione commissariale, dove già sono stati accantonati i 12 miliardi di debiti denunciati dalla precedente giunta Alemanno. Contando poi sul trasferimento di circa 140 milioni dalla Regione per il Tpl, il Campidoglio si ritroverebbe a dover gestire una manovra finanziaria per 360 milioni. Ed è qui che si dovranno operare tagli e "ideare" nuove entrate. Spoil system onerosi sono dunque da respingere rigorosamente al mittente.

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